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HomeCronaca Ludopatia, l’allarme dell’esperto Mosconi: “Videogiocatori a rischio, ecco perché”

“La propensione all’azzardo
più marcata nei giovani gamer
Le loot box sono il ponte”

Mosconi, esperto di sanità pubblica

“Aggirato il divieto di pubblicità”

di Pietro Bazzicalupi25 Gennaio 2026
25 Gennaio 2026
mosconi

Giansanto Mosconi, docente in Sanità pubblica all'università di Pavia

Giansanto Mosconi è docente in Sanità pubblica all’università di Pavia e ha partecipato al gruppo di ricerca Espad, il più grande sistema di monitoraggio dei comportamenti a rischio tra gli adolescenti europei, sul gioco d’azzardo. In un’intervista a Lumsanews, spiega qual è il rischio di “ponte” tra gaming e gambling per gli adolescenti italiani. 

Professor Mosconi, possiamo dire che alcuni videogiochi sfocino direttamente nell’azzardo? Esiste un “ponte” tra i due settori?

“Non lo possiamo affermare con certezza. È emerso però che, a parità di sesso, età, area geografica e condizioni socioeconomiche familiari, i gamers sono più spesso coinvolti anche nell’azzardo. Questa tendenza è spiegata da fattori predisponenti comuni di natura psicologica e sociale. L’aspetto più interessante è che la propensione al gioco d’azzardo risulta particolarmente marcata tra gli adolescenti che spendono denaro nei videogiochi online, specialmente nelle loot box, forzieri virtuali che erogano bonus in modo casuale, in modo simile a quanto avviene con una slot machine. 

Perché i giovani sono più a rischio?

“L’ipotesi è che alcuni sistemi di monetizzazione dei videogiochi online facciano leva su vulnerabilità psicologiche simili a quelle coinvolte nel gioco d’azzardo. Potrebbero anche contribuire a processi di familiarizzazione con le sue dinamiche, favorendo l’associazione tra spesa monetaria in meccanismi di ricompensa casuale e gratificazione”.

Oltre la metà degli adolescenti italiani ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita. Esiste lo spettro di una normalizzazione, anche tra i minorenni?

“Si tratta di un dato coerente con un processo di normalizzazione del gioco d’azzardo, che tende a diventare familiare, quotidiano e scarsamente percepito come comportamento a rischio. Gli adolescenti ci entrano in contatto attraverso lo sport, la comunicazione commerciale e gli ambienti digitali che frequentano quotidianamente. Anche i videogiochi che includono riferimenti più o meno espliciti al gioco d’azzardo potrebbero contribuire a tale processo. Nel complesso, questo concorre ad abbassare la soglia di attenzione e a rendere meno evidenti le implicazioni collettive del fenomeno”.

Perché quando si parla di gioco d’azzardo si fa riferimento subito alla dipendenza? 

“In realtà, i risvolti negativi dell’azzardo si manifestano in larga parte in forme meno visibili rispetto alla dipendenza, ma con effetti profondi sul benessere delle persone e della collettività, incidendo sulle relazioni sociali e contribuendo all’impoverimento e alla criminalità”.

Un adolescente su dieci presenta un coinvolgimento potenzialmente problematico nel gioco d’azzardo. Quali segnali precoci dovrebbero allarmare famiglie, scuole e istituzioni prima che il comportamento diventi patologico?

“Alcuni campanelli d’allarme includono spese ricorrenti non spiegate e richieste insistenti di denaro. Possono emergere segnali di ritiro o un calo del rendimento scolastico. La prevenzione più efficace si colloca molto prima dell’emergere di questi segnali e riguarda il contesto educativo e relazionale in cui gli adolescenti crescono. È importante interrogarsi su contesti culturali segnati dalla gratificazione immediata e sull’importanza del benessere economico. Chi gode di una buona salute psicologica, ha relazioni familiari e amicali positive e ha la possibilità di dedicarsi ad attività costruttive, è meno vulnerabile. Il messaggio è di non attendere la diagnosi: l’obiettivo deve essere ridurre l’esposizione e l’accesso all’azzardo e puntare su interventi preventivi di contesto”.

I dati mostrano che i sistemi di verifica dell’età sono facilmente aggirabili. Quali sono le difficoltà in tal senso? 

“È verosimilmente un problema di sistema, non di una singola causa. La componente tecnologica ha un ruolo, in particolare per quanto riguarda l’inefficacia dei sistemi di verifica dell’età, ma ci sono  anche altri fattori, come la diffusa tolleranza culturale. Quando il gioco d’azzardo è percepito come un comportamento “ordinario”, la pressione sociale per il rispetto delle regole tende ad attenuarsi”.

L’Italia registra prevalenze di gioco d’azzardo tra i minorenni tra le più alte in Europa. Quali sono i fattori che incidono maggiormente

La pubblicità, le sponsorizzazioni sportive e la capillarità dell’offerta incidono in modo significativo perché aumentano visibilità, familiarità e accesso, ovvero i principali motori del coinvolgimento nel gioco d’azzardo. Il Decreto Dignità aveva intrapreso una direzione corretta, ponendo un argine importante alla promozione del gioco d’azzardo. Tuttavia, il divieto di pubblicità è stato in parte aggirato attraverso scappatoie, come nel settore dell’intrattenimento sportivo. È un peccato che un impianto normativo orientato alla tutela della salute pubblica venga oggi messo in discussione, invece di essere rafforzato e reso più efficace”.

Nello studio suggerite misure come limiti più stringenti alla pubblicità, maggiore tassazione e restrizioni all’offerta.  Qual’è la priorità per ridurre il gioco d’azzardo tra i minori? 

“Per quanto riguarda i videogiochi, un intervento di regolazione a livello europeo potrebbe essere il divieto di introduzione di sistemi di monetizzazione basati su meccanismi casuali. Per il gioco d’azzardo, il problema è più complesso. La vera priorità è investire sui giovani: rafforzare le opportunità educative, il benessere psicologico, le prospettive di futuro. Ridurre l’attrattività dell’azzardo significa anche ridurre il vuoto che esso spesso va a colmare”.

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