“Merkel lascia un metodoche darà continuitàalla linea politica”

Il politologo Santangelo sul post-voto “In Europa non cambierà niente”

Salvatore Santangelo è un giornalista, docente universitario e politologo. Esperto di politica internazionale, è autore, tra tante pubblicazioni, di “Gerussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea a trent’anni dalla caduta del Muro”, libro sul rapporto tra Russia e Germania, uno degli snodi politici più importanti degli ultimi tempi. Per noi di Lumsanews ha analizzato il futuro della politica tedesca, dopo 16 anni di cancellierato Merkel, delineando quelle che potrebbero essere le prospettive sia in Germania che in Europa.

Il cancellierato Merkel sta per terminare. Quali saranno i rapporti in materia di politica estera con Stati Uniti, Russia e Cina?

“La presidenza Merkel si è caratterizzata per un estremo pragmatismo e per il tentativo di coniugare una difesa dei diritti umani e l’interesse nazionale, sia tedesco che europeo. Questo ha fatto sì che la Germania si ponesse come camera di compensazione di una serie di tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia e gli Stati Uniti e la Cina e in qualche modo come alfiere della cosiddetta economia strategica europea. I due elementi che si possono evidenziare sono da un lato il completamento del Nord Stream 2 e dall’altro il grande accordo strategico sugli investimenti tra l’Europa e la Cina, che attende la ratifica da parte del Parlamento europeo. A causa delle tensioni, che hanno avuto un escalation a partire dal 2016 con gli episodi di Euromaidan e con l’occupazione da parte della Russia della Crimea, più di qualcuno riteneva che il Nord Stream non sarebbe giunto a compimento. Invece Angela Merkel e il sistema politico tedesco con il loro pragmatismo sono riusciti a portare a termine quest’opera nei giorni scorsi. Stesso dicasi per il grande piano di investimenti tra l’Europa e la Cina. Nel contesto pandemico per la prima volta il primo partner commerciale dell’Europa non sono gli Stati Uniti ma la Cina. Questi due tasselli ci dicono che la Germania si muove con un pizzico di spregiudicatezza sul contesto internazionale bypassando quelle che possono essere possibili escalation come quella tra Europa e Russia o in generale tra l’occidente e la Cina”.

E i rapporti con la Francia e l’Italia?

“In questi lunghi anni di grande coalizione dove si sono stemperati gli stigmi di appartenenza e identità e si è invece valorizzato il tema del bene comune e della difesa nazionale, il lascito più importante che ha fatto Angela Merkel è un metodo di lavoro, di un sistema e quindi queste elezioni, dal mio punto di vista, non ci lasceranno discontinuità ma anzi una forte continuità. Che cosa cambierà in Europa? Secondo me ben poco, perché il tema non è la leadership individuale. Per quanto riguarda l’Italia avere un leader forte come Mario Draghi è importante ma quello che conta è il sistema Paese e in questo senso tra Italia, Germania e Francia chi ha un ruolo più performante è la Germania, che sta mostrando grandi capacità di recupero e la Francia è quello che mi sembra più fragile. L’asse tra Berlino e Parigi è quello più solido”.

Allo stato attuale dei sondaggi il partito di Angela Merkel, con Armin Laschet, non è tra i favoriti. Come si può spiegare questo calo? 

“I sondaggi vanno sempre presi con le pinze, perché spesso sono sistematicamente smentiti dal risultato delle urne. Certamente dall’andamento della campagna elettorale e dai due confronti tra i candidati emerge questa figura molto forte del candidato socialdemocratico, mentre la figura di Armin Laschet è appannata. Questo perché sono stati fatti alcuni errori tattici nella conduzione della campagna elettorale, con gaffe che dal mio punto di vista sono state eccessivamente caricate da una stampa ostile. Ma è interessante analizzare secondo me due temi. Per il primo faccio riferimento al libro del giornalista e analista statunitense Sebastian Junger, “Tribù. Ritorno a casa e appartenenza”, in cui ci si sofferma sulle elezioni in Gran Bretagna seguite alla Seconda guerra mondiale, nelle quali il vincitore effettivo della guerra Winston Churchill fu sconfitto dai laburisti. Potremmo trovare un’analogia da questo punto di vista in una eventuale vittoria dei socialdemocratici in Germania.  Il secondo tema è che paradossalmente il candidato più simile ad Angela Merkel è il candidato socialdemocratico e non Armin Laschet. Quindi, in un momento di caos e incertezza, causato dalla situazione sanitaria e dal cambio di paradigma e di leadership, come quello che sta vivendo la Germania, la scelta orientata verso il vicecancelliere, uno degli architetti del Recovery Plan in Europa, va in questa direzione. Dobbiamo leggere oltre le singole appartenenze politiche”.

In tutto ciò qual è il ruolo di Markus Soeder?

“Soeder è una sorta di convitato di pietra. Bisogna tenere presente che il processo di designazione dei candidati cancellieri è un processo tortuoso e anche con degli ‘eredi paradossali’. Pensiamo al candidato socialdemocratico che era anche il leader del partito uscito sconfitto dal congresso e diventato poi il candidato perché l’unico in realtà in grado di trovare la sintesi perfetta tra le diverse anime. Armin Laschet ha vinto il Congresso che l’ha visto contrapposto in particolare a Friedrich Merz, ma il partito è uscito dilaniato da questa contrapposizione. Soeder in realtà potrebbe essere il candidato alla cancelleria da parte della Cdu qualora i risultati elettorali e la sofferta trattativa per la formazione del nuovo governo tedesco dovessero portare in qualche modo ad una nuova Grande coalizione ma a parti invertite, quindi il cancelliere come espressione della socialdemocrazia e una Csu che esprime maggior numero di seggi all’interno del gabinetto. In questo caso, immaginando la sconfitta di Laschet, non potrebbe essere designato come vice cancelliere e il nome più papabile potrebbe essere quello di Markus Soeder. “

La Grosse Koalition è ancora possibile, o ci sono altre formazioni più probabili?

“I tedeschi sono molto pragmatici, quindi se una soluzione politica ha dato dei risultati, e in questo caso la Grande coalizione li ha dati sia nella lotta alla pandemia sia nella ripresa economica, questa mantiene ancora degli elementi plausibili di concretezza. Certo, molto dipenderà dal risultato dei Verdi e dei liberali, per cui ci potrebbe essere una coalizione “semaforo”, o una coalizione “giamaica”, ma ritengo che di fondo ci siano tensioni troppo forti sul fronte della politica estera per poter arrivare ad una sintesi tra i socialdemocratici e in particolare con i Verdi. Soprattutto perché i Verdi in questa campagna elettorale si sono distinti per essere fieri paladini di una visione geostrategica”.

Possiamo dire che la Merkel ha commesso degli errori? Se sì, quali? 

“Certo, ma chi non ne commette? Soprattutto coloro che sono sottoposti alla pressione del processo decisionale e al gioco mediatico. Secondo me una grande caratteristica della Merkel è la capacità di riconoscere velocemente i propri errori, di aggiustare il tiro e di orientare poi la propria azione nella maniera più efficace possibile. Tutti commettono degli errori ma solo i veri leader hanno la capacità di ammetterlo, di chiedere scusa e di ripensare il proprio piano d’azione.”