Sette morti dal 2023, cinque negli ultimi sei mesi. Tutte accomunate da un dettaglio: l’uso del taser da parte degli agenti. È il male minore quando non ci sono gli estremi per usare un’arma da fuoco oppure non sappiamo tutto quello che servirebbe per capire se la pistola elettrica è pericolosa per chi subisce la scossa? Tra sostenitori e detrattori, l’opinione pubblica è divisa.
Dalla sperimentazione alla dotazione ordinaria: formazione ferma dal 2018. Il Viminale non commenta
Figlio del Decreto Sicurezza del 2018 (targato Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno), il taser entra nella dotazione ordinaria di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza quattro anni dopo. “È un’arma comune da sparo, che va impiegata in situazioni particolarmente rischiose”, come chiarisce la Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato. Per utilizzarlo, gli agenti vengono abilitati da un corso di formazione, che impone, dopo averlo usato, di avvisare il personale del 118. Un protocollo che non viene aggiornato dal 2018 e in merito al quale i vertici del Viminale, contattati da Lumsanews, non hanno voluto esprimersi. La sua sperimentazione è stata estesa dal Decreto Milleproroghe del 2025 alle polizie locali. Introdotto con l’obiettivo di ridurre l’uso delle armi da fuoco, il dispositivo a impulsi elettrici viene presentato come uno strumento di dissuasione e immobilizzazione “non letale”. Ma è realmente così?
Il giro d’affari di Axon, il colosso americano con il monopolio dei taser
Leader mondiale nel settore delle tecnologie per la sicurezza, la società americana Axon è l’unica in possesso del brevetto taser. Con ricavi pari a 669 milioni di dollari nel 2025 – la vendita dell’arma rappresenta una quota significativa – detiene l’esclusiva sulla produzione e distribuzione dell’apparecchio. “In Italia”, spiega Luca Mascelloni, country manager di Axon, “la fornitura avviene attraverso gare pubbliche bandite dal ministero dell’Interno o dalle singole amministrazioni locali”. Al momento il modello più diffuso nel Paese è l’X2 e l’acquisto del dispositivo è “riservato alle forze dell’ordine” e vietato, per legge, ai privati. Il prezzo del singolo apparecchio “dipende dal modello e dai servizi inclusi, ma il costo unitario per le amministrazioni varia anche a seconda dei volumi e dagli accordi di fornitura”. Anche se i vertici aziendali non possono diffondere l’informazione, secondo un dossier parlamentare del 2018, il valore di un singolo taser si aggira tra i 900 e i mille euro.

Il dispositivo accende lo scontro politico
Definito “strumento essenziale” dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in un’interrogazione parlamentare dello scorso settembre, il taser è la misura bandiera del vicepremier Salvini. Mentre a puntare il dito contro l’apparecchio sono politici come l’europarlamentare Ilaria Salis (Avs) e il segretario di + Europa Riccardo Magi. All’origine delle divergenze ci sono dubbi sull’affidabilità medica del dispositivo.
Ricerca medica e possibile conflitto d’interessi. L’azienda: “Più di mille studi confermano la sicurezza del taser”
Gran parte degli studi sullo strumento sono stati finanziati e cofinanziati dalla stessa Axon o da istituzioni partner. “È normale”, chiarisce Mascelloni, “che l’azienda abbia un direttore medico che supervisiona le ricerche sull’impatto fisiologico dei dispositivi”. In ogni caso, “esistono oltre mille studi che confermano la loro sicurezza”. In Italia, durante la fase di sperimentazione, l’Istituto superiore di sanità ha svolto test medici per conto del ministero dell’Interno “che hanno escluso rischi significativi per i portatori di pacemaker”, categoria considerata a rischio da chi critica i taser. “Conclusioni confermate anche dal servizio sanitario della Polizia di Stato”, afferma il rappresentante della Axon. Del resto, le ultime autopsie sui casi sospetti hanno smentito la mortalità del taser. Maurizio Santomauro, docente della scuola di specializzazione in cardiochirurgia dell’Università Federico II di Napoli, ci tiene a puntualizzare un dato. “Nel caso di una persona malata e che ha già avuto un infarto, il medico forense troverà i segni del vecchio infarto e non quelli dell’aritmia provocata dal taser”, spiega. In breve: per i medici forensi è difficile dimostrare la correlazione tra la scarica elettrica e il decesso.
Esistono persone vulnerabili all’arma
Ma la medicina non è una scienza esatta e il parere degli esperti può variare. Esistono soggetti vulnerabili all’uso dell’arma. “Ad esempio, le persone con malattie pregresse e che hanno avuto episodi di infarto, o chi ha anomalie aritmogene”, spiega Santomauro. Ma anche chi assume psicofarmaci, alcol e stupefacenti. “In questi casi la corrente elettrica dell’arma potrebbe indurre un’aritmia, fino ad arrivare a una forma pericolosa per la vita: la fibrillazione ventricolare”.
Il crescente uso del taser. Amnesty International: “Non è a rischio zero”
A scagliarsi contro lo strumento sono anche associazioni per la difesa dei diritti umani, come Amnesty International. Per Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana dell’organizzazione, in Italia non c’è chiarezza sui rischi dello strumento. Meno pericoloso delle classiche pistole di ordinanza, potrebbe risultare fatale in alcune circostanze, a seconda dell’utilizzo e delle condizioni cliniche della persona colpita. “Bisogna ammettere che non c’è un rischio zero”, commenta Noury. A preoccupare è la crescente tendenza a distribuire l’arma, che sta diventando di uso “troppo comune”. Il Decreto Milleproroghe ha infatti esteso la sperimentazione del taser anche alle polizie locali dei Comuni con meno di 20 mila abitanti. Viene quindi coinvolto personale non impegnato direttamente in compiti di pubblica sicurezza. “Invece di favorire un uso così disinvolto dell’arma”, dice il portavoce di Amnesty, “sarebbe necessario piuttosto incrementare la formazione degli agenti”.
Defibrillatore portatile per gli agenti in servizio
Sulla preparazione degli operatori converge il parere del cardiochirurgo Santomauro. “Una volta iniziato l’arresto cardiaco, è necessario agire in pochi minuti”. Spesso le ambulanze non riescono ad arrivare in tempo sul posto. Poiché gli agenti, al momento dell’intervento, non conosconoil quadro clinico della persona fermata, bisognerebbe “rendere obbligatorio il defibrillatore portatile per le squadre che hanno in dotazione il dispositivo”. In questo modo, all’arrivo dei soccorsi, il soggetto potrebbe “essere trasportato vivo in ospedale”.


