Nucleare, la scommessa della quarta generazione

Dopo dieci anni il nucleare torna a fare discutere. “Si stanno affacciando tecnologie di quarta generazione, senza uranio arricchito e acqua pesante. Se i chili di rifiuto radioattivo sono pochissimi, la sicurezza elevata e il costo basso, è da folli non considerarlo”. Parola del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, intervenuto lo scorso 2 settembre alla scuola politica di Italia Viva. “Nell’interesse dei nostri figli è vietato ideologizzare qualsiasi tipo di tecnologia – ha aggiunto l’esponente del Governo Draghi, che si è poi lanciato in una netta critica agli “ambientalisti radical chic e oltranzisti, che sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati”. Dichiarazioni forti, poi ammorbidite nelle settimane successive dopo le reazioni di ecologisti e parte della stessa maggioranza.

Il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani

Il nucleare in Italia

La storia dell’energia atomica in Italia si lega inevitabilmente alla parola “no”: la produzione di energia elettrica da nucleare risale ai primi anni sessanta. Nel 1966 il nostro Paese figurava come il terzo produttore al mondo. La prima centrale elettronucleare venne realizzata a Latina nel 1963 e, otto mesi più tardi, toccò a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, e Trino, vicino a Vercelli, che sono state capaci di contribuire per il 3-4% del fabbisogno italiano. Nel 1975 il Piano Energetico Nazionale prevedeva un forte sviluppo della componente elettronucleare. In breve, però, sorsero preoccupazioni dovute agli incidenti del 1979 a Three Mile Island, in Pennsylvania, e del 1986 a Chernobyl, in Ucraina. Furono indetti tre referendum sul tema e circa l’80% degli italiani si espresse a favore dell’abrogazione degli oneri compensativi. Poco dopo, tra il 1988 e il 1990, si abbandonò il Progetto Unificato Nucleare e furono chiuse le centrali di Latina, Trino e Caorso, nel Piacentino. Tra il 2008 e il 2011, durante il governo Berlusconi, il discorso venne riavviato, con l’obiettivo di tagliare le emissioni di gas serra, ridurre la dipendenza energetica dall’estero e abbassare i costi. Dieci anni fa un nuovo referendum fu approvato con un quorum di circa il 54% dei votanti e una maggioranza di oltre il 94% chiudendo, di fatto, al ritorno del nucleare in Italia. “Stiamo ancora pagando i costi della nostra avventura nucleare come Paese” spiega a LumsaNews la senatrice di Sinistra Italiana Loredana De Petris, che ricoprì il ruolo di responsabile organizzativa della prima consultazione referendaria.

Il nucleare verde

Ma cosa s’intende con nucleare verde? Con questo termine si indica quello di quarta generazione, che si basa su reattori di piccola taglia impiegati per produrre calore ed elettricità. La novità è l’impiego su scala industriale: vengono utilizzati il torio come carburante naturale, il piombo come refrigerante al posto dell’acqua o del sodio, e gli Accelerator driven system (Ads), basati sulla combinazione di un reattore subcritico con un acceleratore di particelle. È proprio questo ad avere riacceso il dibattito: esiste davvero un nucleare ecologico? Massimo Scalia, fisico e fondatore di Legambiente, ritiene che “entro il 2030 il mondo funzionerà al 40% con energie rinnovabili” e che dunque la strada sia ormai tracciata. L’espansione delle fonti alternative è andata a discapito del gas e del carbone e la prossima frontiera dovrebbe essere rappresentata dall’eolico galleggiante, nel Nord dell’Atlantico, come dimostrano gli investimenti di Scozia e Norvegia.

 

La centrale nucleare di Montalto di Castro.

Dal Sud America all’Europa, tutti i progetti

“Ci sono Paesi che stanno investendo su una tecnologia prossima a essere matura”, aveva aggiunto ancora Cingolani. Un riferimento a Cina e Argentina, dove sono in corso sperimentazioni e la creazione di impianti sul territorio. Progetti che prevedono l’impiego di energia nucleare verde tramite piccoli reattori economici, capaci di soddisfare parte della domanda. Il caso più famoso è quello della Central Argentina de Elementos Modulares, il Carem. Un reattore modulare attualmente in costruzione nei pressi della città di Zárate, nella provincia di Buenos Aires, accanto alla centrale nucleare Atucha I. Progettato integralmente dalla Commissione nazionale per l’energia atomica, alimentato ad acqua pressurizzata che, secondo quanto dichiarato dai costruttori, sarebbe in grado di fornire una sicurezza intrinseca contro la fusione del nucleo anche in caso di incidenti. Su questo aspetto, però, Massimo Scalia spiega che questa generazione di reattori non sfugge alla critica di fondo di cui già parlava, nel 2007, il professor Carlo Rubbia, ovvero che “se non si ripensa alla fisica del reattore non c’è alcuno spazio per il suo uso diffuso”.

In Europa esiste l’International Thermonuclear Experimental Reactor, un progetto internazionale che si propone di realizzare un reattore deuterio-trizio sperimentale, in grado di produrre un plasma di fusione con più potenza, in cui il confinamento è ottenuto in un campo magnetico all’interno di una macchina denominata Tokamak. Secondo il fisico Luca Romano, meglio conosciuto sui suoi profili social come l’Avvocato dell’Atomo, “è il più grande progetto mondiale di ricerca sulla fusione nucleare”.

La costruzione è in corso a Cadarache, nel Sud della Francia, ad opera di un consorzio internazionale composto da Unione europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti d’America, India e Corea del Sud. L’Italia è coinvolta con il Consorzio Rfx fondato a Padova nel 1996, nella progettazione e costruzione dei sistemi di sospensione magnetica, riscaldamento tramite iniettore di neutri per fusione, e condotto di scarico dell’elio.

Di recente l’Eni ha anche investito sulla fusione magnetica, considerandola una fonte di energia sicura, sostenibile e inesauribile: una svolta nel percorso di decarbonizzazione. Il test ha generato un’ingente mole di dati che saranno approfonditi nei prossimi mesi. La tecnologia utilizzata si basa sulle scoperte che hanno portato Bednorz e Müller al Premio Nobel per la fisica nel 1987. L’energia prodotta dal processo di fusione, secondo l’Eni, “è virtualmente infinita, sicura e a zero emissioni di gas climalteranti e inquinanti”.

Il 16 settembre il ministro Cingolani ha fatto parzialmente dietrofront: “Oggi noi non potremmo fare nulla di nucleare, perché abbiamo un referendum che dice no alle vecchie tecnologie e quelle nuove al momento non ci sono ancora. Non ho cambiato idea, ho detto che ci sono paesi che stanno studiando sorgenti di energia alternative, che queste fonti non sono mature e probabilmente nel prossimo decennio capiremo se sono convenienti e sicure. Qualora questo fosse verificato, sarebbe importante capire se possono essere usate”. Quindi, come ci hanno spiegato anche i fisici Scalia e Romano, bisogna attendere. Il dibattito si riaccenderà magari tra qualche anno, a meno che i cambiamenti climatici non impongano ai governi decisioni più drastiche e tempestive.