Le “Olimpiadi a costo zero” sono state una promessa ben lontana dalla realtà. Non solo dal punto di vista economico, ma anche ecologico. Lo sottolinea a Lumsanews Mario Borrata, ingegnere ambientale ed ex candidato al Consiglio regionale del Veneto per il M5s.
Borrata, quali sono state le principali problematiche in merito alla pista da bob a Cortina?
“Sicuramente l’esplosione incontrollata dei costi per la pista da bob. Questa spesa è del tutto sproporzionata se si considera che l’opera servirà a pochissimi sportivi: in tutta Italia si contano appena 34 atleti praticanti tra bob e skeleton. Ancora più assurdo se si pensa che dall’altra parte delle Alpi c’è Cesana‐Pariol, costruita per Torino 2006, costata circa 110 milioni di euro e chiusa dopo pochi anni per spese di esercizio fuori controllo. Invece di intervenire su uno di questi impianti, come aveva chiesto anche l’amministrazione torinese, si è deciso di ripartire da zero, ignorando gli appelli del Cio a riutilizzare strutture già esistenti e con un piano di gestione credibile nel lungo periodo. Il risultato è che sono stati abbattuti oltre cinquecento larici secolari per costruire l’ennesima cattedrale nel deserto, sottraendo fondi pubblici vitali che avrebbero potuto rafforzare sanità e infrastrutture essenziali”.
I cittadini sono stati informati del massiccio cambiamento ambientale che i lavori per le Olimpiadi invernali avrebbero causato al territorio?
“Sono stati esclusi dai processi decisionali. Le ordinarie e trasparenti procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sono state frammentate o accelerate ricorrendo ai poteri straordinari dei Commissari di Governo. A causa di questo silenzio istituzionale, le associazioni territoriali hanno dovuto organizzare sondaggi indipendenti per certificare come oltre il 60% dei residenti giudicasse inaccettabile l’impatto ecologico imposto senza un vero dibattito”.
Lei durante i lavori ha denunciato come le persone con disabilità sarebbero rimaste escluse a causa del ritardo nei lavori di accessibilità alle arene dei giochi.
“Durante i cantieri ho denunciato come l’accessibilità all’Arena di Verona per le persone con disabilità sia stata trasformata in un inganno ai danni dei cittadini”.
La fine di tutti i lavori previsti è pianificata per il 2033. Quali sono le principali infrastrutture che dovrebbero essere completate a fari spenti e sarebbero state invece molto utili per le Olimpiadi 2026?
“L’eredità infrastrutturale veneta e lombarda si è rivelata una finzione, con la fine di molte opere accessorie rinviata fino al 2033. Questo fallimento è stato formalmente certificato dalla delibera della Corte dei Conti, che ha esaminato il Fondo opere infrastrutturali. La magistratura contabile ha intimato a Simico un aggiornamento urgente dei cronoprogrammi, rilevando che pochissimi dei 98 interventi a totale copertura finanziaria erano concretamente ultimati e raccomandando misure di sicurezza per i numerosi cantieri rimasti aperti”.


