"Ospedali al collasso"20 anni di (presunti) taglial nostro sistema sanitario

Picco di spesa tra il 2000 e il 2010 Quota 100 può aver influito in negativo

Sentir parlare di “ospedali al collasso”, come riportato dai primari delle strutture che sono in prima linea nella lotta al Covid-19, fa pensare in prima battuta alla necessità di misure per fronteggiare l’emergenza. Vanno in questa direzione i 25 miliardi messi a disposizione dal governo, oppure l’ultimo bando di assunzione di 300 medici. Dopo le soluzioni (o presunte tali) immediate, però, bisogna interrogarsi sui progressivi tagli alla sanità che hanno interessato le leggi di bilancio degli ultimi anni nel nostro paese.

Secondo i dati forniti dal ministero dell’Economia, dal 2000 ad oggi i fondi destinati al sistema sanitario nazionale registrano un +69% in termini assoluti, più un punto percentuale in rapporto al Pil. La sanità, oggi, riceve quindi più soldi di quanti ne riceveva venti anni fa. Perché, allora, si parla di tagli? La crescita dei finanziamenti, in realtà, non è stata lineare: i maggiori “sforzi” del governo si sono avuti dal 2000 al 2010, anno in cui la spesa era già arrivata a 113,1 miliardi. Il rapporto fra spesa e Pil era cresciuto dal 5,5 al 6,6 per cento nel 2006 (prima che la crisi finanziaria deprimesse il denominatore) e al 7,1 per cento nel 2009.

Queste percentuali, insieme alla crisi finanziaria del 2008, hanno indotto i governi a mettere un freno alla spesa, determinandone un calo di 3,5 miliardi fra il 2010 e il 2013. In tutti gli anni successivi, la spesa ha registrato aumenti contenuti. Si è così passati dai 109,6 miliardi del 2013 al picco di 115,4 miliardi nel 2018.  La Legge di Bilancio 2020 ha previsto un’ulteriore crescita nominale nei prossimi anni, che potrebbe portare la spesa corrente a sfiorare i 120 miliardi nel 2021.

Gli aumenti registrati in questo periodo non sono stati però sufficienti a tenere il passo  dell’inflazione. In termini di rapporto spesa/Pil, invece, si è tornati ai livelli del 2005, anche per via della progressiva contrazione del Prodotto interno lordo nazionale.

I tagli succeduti nel corso degli anni hanno riguardato anche le spese relative ai dispositivi sanitari di protezione. La  “spending review” del 2012 impose ad esempio il passaggio dal 5,2% del totale del finanziamento del sistema sanitario nazionale a carico dello Stato nel 2012 al 4,8% del 2013, al 4,4% del 2014.

Come si legge nell’annuale relazione della Corte dei Conti, la frenata più importante è arrivata dagli investimenti degli enti locali (-48% tra il 2009 e il 2017) e dalla spesa per le risorse umane (-5,3%), che si ripercuote sulla quantità e sull’ammodernamento delle apparecchiature, oltre che sulla disponibilità di personale dipendente, calato nel periodo preso in considerazione di 46mila unità.

Secondo un dossier della Camera, anche Quota 100 ha influito negativamente. Il provvedimento avrebbe “acuito la grave carenza di personale, rischiando di compromettere l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”. In poche parole, si è consentito a troppi medici di poter andare presto in pensione, per poi richiamarli ora che la situazione sanitaria è prossima al collasso.

Massimiliano Cassano

Napoletano trapiantato a Roma per inseguire il sogno di diventare giornalista. Laureato in Mediazione linguistica e culturale, ossessionato dall’ordine. Appassionato di politica, arte, Lego, calcio e Simpson. Arbitro di calcio da giovanissimo per vocazione.