Andrea Quartini è un deputato del Movimento 5 Stelle e medico specializzato nel trattamento delle dipendenze. In un’intervista a Lumsanews, parla dei rischi legati alla normalizzazione del gioco d’azzardo.
Quartini, esiste un problema di normalizzazione legato all’azzardo? Che responsabilità hanno le istituzioni?
“Ci sono due truffe a livello terminologico: una normativa e l’altra culturale. Partiamo da quest’ultima: non si può chiamare gioco. Il gioco è qualcosa che rilassa, diverte e motiva. L’azzardo è l’opposto: non c’è abilità, è tutto legato al caso.L’altro aspetto è che, da un punto di vista normativo, il gioco d’azzardo sarebbe proibito in Italia. Si sono inventati l’idea del gioco lecito”.
Qual è l’incidenza del gioco d’azzardo sul piano economico e sociale?
“Parliamo di un’attività che è al secondo o terzo posto per produttività a livello nazionale. Se mettiamo insieme le aziende energetiche e la spesa sanitaria arriviamo a 186 miliardi di euro. L’azzardo, da solo, ne raccoglie 160. Da un punto di vista sociale, incide tantissimo, soprattutto nelle fasce povere della popolazione e nelle regioni del Sud”.
I dati mostrano che solo una minima parte delle persone con disturbo da gioco d’azzardo accede ai servizi pubblici. È soprattutto una questione di stigma o esistono anche delle carenze strutturali nel sistema sanitario?
“Ci sono un milione e mezzo di giocatori con problematiche serie e tra i quattro e i sei milioni a rischio. Dai dati emerge che accedono ai servizi in circa 40 mila. C’è un sommerso enorme legato a due aspetti: il primo è la minimizzazione o la negazione del problema, il secondo è lo stigma”.
Lei sostiene che la prevenzione dovrebbe essere il perno di qualsiasi riforma del settore. Quali interventi andrebbero messi in campo per tutelare i giovani?
“Un giovane su quattro ha sperimentato l’ebbrezza del rischio. I ragazzi sono una categoria che spontaneamente ha proprio un bisogno di cercare i propri limiti. Oggi la situazione è più complessa rispetto al passato, perché mancano delle sovrastrutture ideologiche a cui far riferimento. Bisogna cercare di rompere l’isolamento, creando luoghi fisici dove le persone possano interagire e confrontarsi”.
Poi c’è il tema delle pubblicità, che hanno aggirato i paletti del Decreto Dignità.
“Andrebbero eliminate tutte le forme di pubblicità, soprattutto nei settori che avvicinano i giovani. Penso a uno sport come il calcio. Il sistema sta deragliando da questo punto di vista. Altri aspetti riguardano l’identificazione della persona, anche online, e c’è bisogno di raccontare le storie nelle scuole, puntare sulle testimonianze di chi è riuscito a uscire da questo vortice terribile”.


