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HomeCronaca Quartini (M5S): “L’azzardo non è un ‘gioco’. Prevenire per evitare la normalizzazione”

“Serve più prevenzione
evitiamo la normalizzazione
del gioco d’azzardo”

Andrea Quartini, deputato M5S

“Ci vuole una stretta sulla pubblicità”

di Pietro Bazzicalupi26 Gennaio 2026
26 Gennaio 2026
Quartini

Andrea Quartini, deputato del Movimento 5 Stelle e medico specializzato nel trattamento delle dipendenze

Andrea Quartini è un deputato del Movimento 5 Stelle e medico specializzato nel trattamento delle dipendenze. In un’intervista a Lumsanews, parla dei rischi legati alla normalizzazione del gioco d’azzardo.

Quartini, esiste un problema di normalizzazione legato all’azzardo? Che responsabilità hanno le istituzioni? 

“Ci sono due truffe a livello terminologico: una normativa e l’altra culturale. Partiamo da quest’ultima: non si può chiamare gioco. Il gioco è qualcosa che rilassa, diverte e motiva. L’azzardo è l’opposto: non c’è abilità, è tutto legato al caso.L’altro aspetto è che, da un punto di vista normativo, il gioco d’azzardo sarebbe proibito in Italia. Si sono inventati l’idea del gioco lecito”.  

Qual è l’incidenza del gioco d’azzardo sul piano economico e sociale?

“Parliamo di un’attività che è al secondo o terzo posto per produttività a livello nazionale. Se mettiamo insieme le aziende energetiche e la spesa sanitaria arriviamo a 186 miliardi di euro. L’azzardo, da solo, ne raccoglie 160. Da un punto di vista sociale, incide tantissimo, soprattutto nelle fasce povere della popolazione e nelle regioni del Sud”. 

I dati mostrano che solo una minima parte delle persone con disturbo da gioco d’azzardo accede ai servizi pubblici. È soprattutto una questione di stigma o esistono anche delle carenze strutturali nel sistema sanitario? 

“Ci sono un milione e mezzo di giocatori con problematiche serie e tra i quattro e i sei milioni a rischio. Dai dati emerge che accedono ai servizi in circa 40 mila. C’è un sommerso enorme legato a due aspetti: il primo è la minimizzazione o la negazione del problema, il secondo è lo stigma”. 

Lei sostiene che la prevenzione dovrebbe essere il perno di qualsiasi riforma del settore. Quali interventi andrebbero messi in campo per tutelare i giovani?

“Un giovane su quattro ha sperimentato l’ebbrezza del rischio. I ragazzi sono una categoria che spontaneamente ha proprio un bisogno di cercare i propri limiti. Oggi la situazione è più complessa rispetto al passato, perché mancano delle sovrastrutture ideologiche a cui far riferimento. Bisogna cercare di rompere l’isolamento, creando luoghi fisici dove le persone possano interagire e confrontarsi”. 

Poi c’è il tema delle pubblicità, che hanno aggirato i paletti del Decreto Dignità.

“Andrebbero eliminate tutte le forme di pubblicità, soprattutto nei settori che avvicinano i giovani. Penso a uno sport come il calcio. Il sistema sta deragliando da questo punto di vista. Altri aspetti riguardano l’identificazione della persona, anche online, e c’è bisogno di raccontare le storie nelle scuole, puntare sulle testimonianze di chi è riuscito a uscire da questo vortice terribile”.

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