Mike Maignan in azione durante Udinese-Milan | Foto Ansa

Razzismo negli stadipugno duro dell'Udinese"Escluso a vita chi insulta"

Il dg Collavino: "Il club è multiculturale e multietnico"

UDINE – L’onda razzista continua a infrangersi sugli stadi italiani, rendendoli teatro di comportamenti che dovrebbero essere già stigmatizzati da tempo. Invece, si allunga la lista degli atleti vittime di razzismo. L’ultimo è Mike Maignan. Il portiere del Milan, destinatario degli insulti di sabato sera durante Udinese-Milan, ha ragione. Ora basta. Non c’è più spazio per la tolleranza. Adesso il rischio, però, è quello di affibbiare a Udine e all’Udinese l’etichetta di città e società razziste.

Il pugno duro dell’Udinese

Il club ha preso immediatamente una posizione netta. I responsabili delle oscenità di venerdì sera non potranno più avere accesso al Bluenergy Stadium. Una decisione netta, spiegata dal direttore generale del club, Franco Collavino. “L’eventuale Daspo delle autorità giudiziarie ha una durata limitata – ha aggiunto Collavino – noi invece lavoreremo per escludere a vita questi razzisti dallo stadio. Noi siamo da sempre multirazziali e multietnici”. Il dg ha poi chiarito che si tratta di “non più di due o tre persone” responsabili, come confermato dall’arbitro Maresca e dalla Procura federale.

La solidarietà di Udine

“Udine non è razzista e ha una lunga storia di accoglienza”. I fatti di Udinese-Milan rischiano di abbandonare il rettangolo verde e di far passare un messaggio sbagliato. Lo sa bene Alberto Felice De Toni, sindaco della città friulana, che ha inviato un messaggio personale al portiere della nazionale francese. “Udine, i friulani e i tifosi dell’Udinese non si sentono rappresentati da quello che è accaduto ieri. I nostri valori non possono essere umiliati da poche persone accecate dal razzismo”. De Toni, inoltre, ha deciso di invitare Maignan per realizzare iniziative concrete dedicate ai più giovani, con il supporto di Fondazione Milan. “Proporrò al Consiglio comunale di conferirgli in quell’occasione la cittadinanza onoraria”, ha spiegato il primo cittadino.

Il caso di Marco André Zoro e gli altri precedenti

Da Lukaku a Vlahovic, passando per Eto’o e Boateng. I casi di razzismo avvenuti negli stadi italiani sono troppi. Uno dei primi è quello di Marco André Zoro, ex difensore ivoriano del Messina, che nel 2005 – dopo i continui ululati dei tifosi interisti a San Siro – decise di prendere il pallone e lasciare il campo. Una piaga, quella del razzismo, che è sempre stata presente negli stadi italiani. Ora, però, è arrivato il momento di accantonare le frasi di circostanza e passare ai fatti. Il caso Maignan può essere l’assist decisivo.

 

 

Alessandro Raeli

Nato nel '98 nella terra del sole, del mare e del vento. Mi sono laureato in Interpretariato e Comunicazione all'Università Iulm di Milano, dove ho successivamente conseguito la laurea magistrale in Traduzione Specialistica. Appassionato di Formula 1 e dello sport in generale, sogno di diventare giornalista sportivo.