HomeCultura Reato di tortura, contestato per la prima volta a Milano in ambito familiare

Milano, contestato il reato
di tortura in area familiare
È la prima volta in Italia

L'accusato è il papà di un bimbo morto

Prevista la reclusione da 4 a 10 anni

di Chiara Viti29 Ottobre 2019
29 Ottobre 2019

Il piccolo Mehmed viene trovato morto in casa a Milano il 22 maggio scorso. Oggi, a conclusione delle indagini, al padre del bimbo Aljica Hrustic viene imputato non solo l’omicidio volontario ma anche la tortura. È la prima volta in Italia che questo reato viene contestato nell’ambito domestico di violenze in famiglia: prima infatti era stato riconosciuto solo all’interno delle carceri, uffici di forze di polizia o lager di migranti.

L’iter della legge

Il disegno di legge sul reato di tortura fu presentato per la prima volta nel marzo del 2013 dal senatore Luigi Manconi, al tempo membro della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Era composto di quattro articoli e rendeva punibile il reato con la reclusione da 4 a 10 anni. Il dibattito ha subìto però un’accelerazione nell’aprile del 2015, dopo la condanna del nostro Paese da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo in seguito alle violenze delle forze dell’ordine, durante il G8 di Genova nel 2001. In quell’occasione la polizia fece irruzione nella scuola Diaz e negli scontri con i manifestanti rimasero ferite oltre sessanta persone. L’introduzione del reato di tortura è stata ufficializzata con la legge del 14 luglio 2017 n.110, con l’introduzione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale.

Le pene

L’articolo 613-bis prevede la reclusione da 4 a 10 anni per chiunque, “con violenze o minacce gravi agisce con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico (verso) chi si trova in situazione di minorata difesa”. La pena può aumentare da 5 a 12 anni se a commettere il reato è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio. Viene anche punito da 6 mesi a 3 anni “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, istiga a commettere il delitto di tortura”. La legge prevede inoltre il divieto delle espulsioni, dei respingimenti e delle estradizioni ogni volta che sussistano fondati motivi di ritenere che, nei Paesi nei confronti dei quali queste misure amministrative dovrebbero produrre i loro effetti, la persona rischi di essere sottoposta a tortura.

Le critiche

Al momento dell’approvazione della legge diverse associazioni, che negli anni si sono spese contro la tortura,  l’hanno fortemente contestata. Secondo l’associazione Antigone ad esempio, la legge così scritta non è conforme al testo Onu e denuncia: “Per noi la tortura è e resta un delitto propri”. Critiche arrivarono anche da Amnesty International che definì questa legge carente sotto il profilo della prescrizione.

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