MOSCA – “I rischi di una guerra mondiale sono molto elevati”. È il nuovo avvertimento lanciato dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev in un’intervista alla Tass. “Non siamo interessati a un conflitto globale. Non siamo pazzi! Chi ha bisogno di un conflitto globale?”, ha affermato, respingendo ogni accusa di voler destabilizzare l’equilibrio globale.
A suo dire, Mosca non avrebbe avuto alcun interesse ad avviare l’“operazione militare speciale”. Per l’ex presidente la Russia ha ripetutamente messo in guardia l’Occidente e i paesi della Nato, invitandoli a tenere conto dei loro interessi e a sedersi al tavolo dei negoziati.
Pur giudicando positivamente la ripresa dei contatti tra Russia e Stati Uniti, Medvedev avverte che le nuove consultazioni, anche sul conflitto in Ucraina, non sono sufficienti: “Purtroppo, un conflitto globale non può essere escluso. I rischi restano molto alti e non sono diminuiti”.
A inquietare l’ex presidente russo è soprattutto una soglia sempre più sottile dell’accettabile: dalla Guerra fredda in poi, spiega, si è assistito a un graduale cambiamento dell’atteggiamento dei Paesi sull’uso del nucleare. “Un attacco porta a una risposta, poi a un’altra ancora, fino a una reazione finale di portata globale e totalmente devastante”, ha aggiunto.
Sulla Groenlandia: “Non ci riguarda”
Quanto alla Groenlandia, Medvedev minimizza: “Né la Russia né la Cina rappresentano una minaccia”. Per lui, la vera incognita è rappresentata da Donald Trump e dalle sue ambizioni politiche. “Il nostro presidente ha detto che la Groenlandia non ci riguarda. Lasciamo che se la vedano Usa ed europei”.
Scenari improbabili ma graditi
Infine, alla domanda su uno scenario improbabile per il 2026, Medvedev risponde immaginando l’Unione Europea che chiede scusa a Mosca e chiede di riprendere le esportazioni di gas e petrolio. Oppure la dissoluzione della Nato in seguito all’uscita degli Stati Uniti. Scenari improbabili, ma – secondo lui – “entrambi utili al pianeta”.
Finita la tregua del gelo
Intanto sul fronte tra Russia e Ucraina la “tregua del gelo” si è conclusa soltanto dopo tre giorni. Nel pomeriggio di ieri – 1 febbraio – la Russia ha attaccato un autobus minerario a Dnipropetrovsk, uccidendo 15 persone. Altre 16 persone sono rimaste ferite, 9 delle quali in modo grave. “Un crimine eloquente che dimostra ancora una volta che la Russia ha la responsabilità dell’escalation”, ha scritto su X il presidente ucraino Zelensky. Resta in programma una riunione trilaterale Usa-Russia-Ucraina negli Emirati la prossima settimana, che però slitta al 4-5 febbraio.


