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HomeSport Servizio vincente. Il padel conquista il mondo delle racchette e sogna le Olimpiadi

Il padel verso le Olimpiadi
La storia di un hobby
ora sport professionistico

Comincia tutto grazie a Enrique Corcuera

Lo sport del "volere è potere"

di Marco Bertolini15 Dicembre 2025
15 Dicembre 2025
Padel

I giocatori di padel Franco Stupa e Alex Ruiz durante il torneo Hexagon Cup a Madrid | Foto Ansa

Le mode vanno e vengono, anche nello sport. Molte durano una stagione, poche resistono e germogliano come il padel, l’hobby che s’è fatto disciplina. Che ha contagiato il mondo. Perché – come dice Paquito Navarro, uno dei suoi giocatori icona – “il padel è come un veleno, entra nel tuo corpo e sei infetto per sempre”. Uno dei settori sportivi più virali d’Italia, con un impatto economico di circa 1,5 miliardi di euro. Dietro i numeri, una storia fatta di investimenti e passione, che portano milioni di appassionati a sfidarsi in ogni angolo del mondo. 

E se la nuova priorità dei tuoi weekend è trovare un quarto compagno di racchetta, la colpa è di un messicano: Enrique Corcuera. Nel 1969 si mette in testa di fabbricare un campo da tennis all’interno della sua tenuta. Lo spazio però non è sufficiente. Corcuera si accontenta di una versione ridotta, non proprio regolamentare. I muri che circondano il terreno di gioco non vengono abbattuti. Nasce così il padel, che in Italia sbarca nel 1991, dopo aver già conquistato il Sudamerica.

Inizialmente lo praticano solo gli ex calciatori. È un modo per mantenersi in forma e passare del tempo con i propri amici. Il primo sportivo di alto livello a praticarlo, fin dal suo arrivo in Italia, è l’ex commissario tecnico della Nazionale azzurra Roberto Mancini. Appuntamento al Tennis Club Aeroporto di Bologna e amore a prima vista. Nel 2018 Francesco Totti e Carles Puyol, ex capitani di Roma e Barcellona, si affrontano su un campo di 20 metri di lunghezza e dieci di larghezza per presentare la sfida di Champions League tra le rispettive squadre. Ma è dal 2019 che comincia la vera diffusione globale. 

Il motivo del successo? Giocare è l’unico modo per imparare: bastano poche partite per raggiungere un livello sufficiente per divertirsi ed essere competitivi. È più facile del tennis, ma non più semplice. Richiede una combinazione unica di movimenti, che coinvolgono tutto il corpo, ma anche una conoscenza importante del campo in cui si gioca: la parete è un’alleata come un’incognita, da decifrare per diventare un buon giocatore. Poi, come per ogni sport, c’è un dizionario da conoscere: dal colpo al volo (la “bandeja”, in cui bisogna dosare la forza) a quello più energico, contro la parete, per far rimbalzare la palla nella metà campo avversaria. Ma il padel non è solo uno sport: è uno stile di vita. Movimento, strategia e coordinazione si uniscono in un campo chiuso solo in apparenza. E poi c’è il fattore tempo, fondamentale. Con i colpi bisogna guadagnare secondi per sottrarli agli avversari. 

Le strutture che ospitano i campi hanno reso possibile l’evoluzione di questa disciplina. Non più semplici rettangoli di gioco, ma veri e propri centri di aggregazione, prima e dopo la partita. Durante non ci sono solo competizione e sforzo fisico, ma anche divertimento, elemento imprescindibile. 

Aumentano i campi e cresce il movimento. Addio a quelli da tennis riconvertiti. Ora ci sono spazi dedicati, che hanno reso lo sport più accessibile al grande pubblico. Nel 2019 se ne contavano mille. Sei anni dopo ci sono più di 10mila impianti, che rendono l’Italia il secondo Paese al mondo per numero di campi. Una crescita non solo azzurra: nel mondo, rispetto allo scorso anno, ci sono 35 milioni di praticanti, 14.355 impianti e il 42% di tesserati in più. La crescita, in Italia, è aiutata dal suo inserimento nella Federazione Italiana Tennis, dal gennaio 2023 e, in generale, dal riconoscimento nel 2021 del Comitato olimpico internazionale della Federazione internazionale padel. 

Per avere successo in questo sport bisogna guardare al futuro, pensare a come difendere dopo aver attaccato e come colpire l’avversario mentre si difende. Il sogno olimpico non è pura fantasia. Da poco è stato incluso tra gli sport candidati ai Giochi, in linea con la sua diffusione, visti i quasi 80mila campi distribuiti in 150 Paesi. Non solo. La candidatura si deve anche alla sua natura sociale, che crea legami tra culture diverse con una passione in comune. Uno sport che è più un gioco di volontà che di abilità, come dimostra l’età media dei campioni, superiore ai 35 anni. È la disciplina del “volere è potere”. Per questo alle prossime Olimpiadi vuole esserci. Con la consapevolezza di poterci riuscire.

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