ROMA – I leghisti smentiscono, la decisione di Parigi non c’entra. Nelle prossime ore il Carroccio depositerà formalmente alla Camera dei deputati una proposta di legge che prevede il divieto di social network per tutti i minori di 15 anni, proprio come in Francia. Un progetto al quale la Lega “lavora da tempo”, voluto dal vicepremier Matteo Salvini e condiviso anche da alcuni partiti dell’opposizione.
La deputata Giorgia Latini prima firmataria
Per tutti gli utenti – maggiorenni compresi – è prevista una verifica dell’età, con un meccanismo simile a quello adottato da alcune piattaforme di siti porno. Come anticipato dal quotidiano Repubblica, la proposta ha come prima firmataria la deputata Giorgia Latini, ex assessora all’Istruzione della regione Marche e sarà firmata da tutti i big di Montecitorio.
Lo spirito di collaborazione con il Pd
A confermare il senso di collaborazione per la proposta Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e organizzatore della tre giorni di Roccaraso: “Dialoghiamo con tutti coloro che condividono lo spirito dell’iniziativa senza preclusioni”. Incluso il Pd, che proprio nelle ultime ore – dopo il primo via libera alla stessa tutela dei giovani in rete dell’Assemblea nazionale francese – sta facendo luce sulla questione.
Cinque articoli
Sono cinque gli articoli contenuti nel testo della proposta di legge dal titolo “Disposizioni per la tutela dello sviluppo psicofisico dei minori attraverso la regolamentazione dell’accesso ai servizi di social network online”. L’articolo tre introduce “un divieto generale di fruizione di social network online per i minori di anni quindici”, che dovrebbe essere messo in pratica attraverso “l’obbligo, per i fornitori di social network online, di adottare misure tecniche e organizzative adeguate e proporzionate, finalizzate non solo alla verifica dell’età degli utenti”, ma anche alla “mitigazione dei rischi connessi ai contenuti nocivi”.
Il consenso genitoriale
Per i minorenni tra i 15 e i 18 anni, “l’accesso ai servizi è subordinato all’acquisizione di un consenso genitoriale verificabile”. I dettagli tecnici dei controlli sarebbero definiti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, “in raccordo con il Garante per la protezione dei dati personali”.


