ROMA – La nomina del prossimo presidente della Consob – Commissione nazionale per le società e la borsa – si è trasformata in un caso politico. La scelta di Federico Freni, sottosegretario all’Economia e deputato della Lega, sembrava imminente, ma il Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio – 20 gennaio – ha congelato la decisione. Decisivo il dietrofront di Forza Italia. “La designazione di un politico non ha mai convinto, meglio un tecnico”, è il concetto messo nero su bianco dal deputato azzurro Raffaele Nevi.
Ma il tempo stringe. Il mandato dell’attuale presidente Paolo Savona è in scadenza a inizio marzo 2026. Non è quindi solo un rinvio pratico, ma un segnale che nella maggioranza il dossier “autorità indipendenti” è diventato terreno di confronto.
Tajani: “Nulla contro Freni”
Nonostante ciò, il vicepremier Antonio Tajani ci ha tenuto a specificare che FI “non ha nulla in contrario a un incarico da consigliere di Freni”. “Il sottosegretario all’Economia ha tutte le caratteristiche per guidare la Consob, ma allo stesso tempo è una pedina importante nello scacchiere del Mef”, spiega Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia, . Mentre la premier Giorgia Meloni – assicurano i suoi – prova profonda stima per lui. Ma è poco propensa a fare concessioni alla Lega, in una fase in cui pone paletti e piazza bandierine su vari fronti. Categorico Matteo Salvini: “Freni può fare bene”.
Parte del centrodestra preferisce figure indipendenti
In Cdm, riferiscono fonti governative, c’è chi ha anche sollevato il tema della necessità di avere come presidente una figura indipendente. Parte della coalizione, infatti, teme che una scelta percepita come “troppo di partito” apra la porta a critiche e al rischio di rilievi. Sullo sfondo si cita l’ipotesi di possibili osservazioni della Corte dei conti, eventualità che a Palazzo Chigi viene presa sul serio quando si parla di nomine sensibili.


