GINEVRA – Progressi e cauto ottimismo avvolgono Ginevra, crocevia della diplomazia, dopo il secondo round di negoziati tra Iran e Stati Uniti. L’obiettivo era un’intesa sui principi fondamentali per provare a raggiungere un accordo sul programma nucleare. Un primo passo che sarebbe stato quantomeno raggiunto secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “Abbiamo ottenuto un ampio accordo su un insieme di principi guida, questa tornata di negoziati è stata più costruttiva rispetto a quella del 6 febbraio scorso in Oman” ha dichiarato Araghchi, “ma questo non significa che raggiungeremo presto un accordo. Ma il percorso è iniziato”. Le parti si incontreranno per un terzo round di colloqui, ma data e località sono ancora da definire.
Axios: “90% di probabilità di attacco Usa in Iran”
I negoziati, mediati dall’Oman, sembravano anche aver allontanato la minaccia di un’imminente operazione militare statunitense in Iran. Secondo quanto riportato da Axios, però, un consigliere del presidente Trump avrebbe rivelato che il tycoon si sarebbe stufato. “Alcune persone intorno a lui lo mettono in guardia dal dichiarare guerra all’Iran, ma credo che ci sia il 90% di possibilità di assistere a un’azione concreta nelle prossime settimane”. Washington, intanto, continua a spostare le sue forze aeree. Nelle ultime 24 ore oltre 50 aerei da combattimento F-22 e F-16 sono stati infatti inviati nella regione iraniana. Mossa che ha sollecitato la reazione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei: “Disponiamo di armi potenti, capaci di colpire la grande flotta americana schierata nelle acque mediorientali”.
I tre nodi ancora da sciogliere
Iran e Stati Uniti sono però ancora distanti su alcuni fronti. I funzionari statunitensi fanno pressing affinché il regime rinunci al processo di arricchimento dell’uranio, ridimensioni il suo programma balistico e rinunci a sostenere finanziariamente e politicamente le milizie sciite filo-iraniane, conosciute come “Asse della Resistenza”.
L’Iran, dal canto suo, è certo: “il programma balistico non si tocca, così come il rapporto con le milizie alleate”. E sul nucleare, dove il regime ha da tempo aperto alla possibilità di trattare, l’Iran e la sua Guida Khamenei hanno specificato: “Non rinunceremo al processo di arricchimento dell’uranio”, considerato un diritto legittimo che non può essere messo in discussione. Ma affinché gli Stati Uniti rimuovano le sanzioni inflitte, il regime sarebbe disposto a consegnare parte delle scorte di uranio arricchito al 60%.
Indignazione per il gesto del parlamentare iraniano
Nella serata di ieri intanto il parlamentare iraniano Mojtaba Zarei, in occasione di una cerimonia ufficiale, ha strappato una foto raffigurante i leader europei e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una forma di protesta simbolo della frattura tra Iran e Occidente. Un evento che ha causato lo sdegno del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina ha infatti deciso di convocare l’ambasciatore della Repubblica iraniana a Roma, denunciando il gesto e definendolo un “atto ostile nei confronti dell’Italia”.


