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Vittime senza voce, quando sotto le bombe finiscono gli animali

di Irene Di Castelnuovo23 Febbraio 2026
23 Febbraio 2026

Un cane in un appartamento danneggiato a Odessa | Foto Ansa

They had no choice. La scritta incisa sul marmo freddo dell’”Animals in War Memorial” di Londra non lascia spazio a interpretazioni. “Loro non avevano scelta”. Un messaggio per ricordare “tutti gli animali che hanno servito e sono morti nelle guerre”. 

Non solo gli esseri umani: nei conflitti armati di tutto il mondo anche gli animali non trovano pace. Alcuni vengono utilizzati in ruoli militari; altri – quelli da compagnia – abbandonati quando non soppressi. Senza dimenticare quelli negli allevamenti, dove muoiono sotto le bombe, di fame o per la distruzione degli habitat.

Fare una conta di queste stragi dimenticate è impossibile. Le stime più approssimative, basate su rapporti Onu e Fao, presentano un quadro drammatico: nei conflitti degli ultimi anni – Ucraina, Palestina, Sudan e non solo – le morti si aggirano tra le 40 e i 100 milioni di unità.

L'Animals in War Memorial a Londra| Foto di Mark Peel CC BY-SA 4.0

Gaza, asini e cavalli usati come “taxi”

A Gaza c’è un unico centro veterinario. Il fondatore Saeed Al-Err non ha dubbi: “Partirò solo se potrò portare con me gli animali; altrimenti rimarrò qui”. Nonostante gli spostamenti forzati dagli ordini di evacuazione, Sulala Animal Rescue continua a curare, sterilizzare e nutrire. 

Il rapporto della popolazione con gli animali si è deteriorato con lo scoppio della guerra, ricorda a Lumsanews la volontaria Annelies Keuleers. “Asini e cavalli hanno sofferto moltissimo: sono diventati i ‘taxi’. Molte persone hanno semplicemente sfogato la propria frustrazione su di loro”.

Ai lati alcune missioni di salvataggio operate dal Sulala Center | L’utilizzo dei video è stato autorizzato dai diretti interessato

L’unico centro veterinario della Striscia: “Non smetteremo mai di curare”

I rischi sono molto alti. Al-Err è sempre pronto a eventuali evacuazioni: “È la sfida più grande. Gli altri civili devono pensare solo alla propria famiglia, mentre noi anche agli  animali”. Ma i pericoli sono molteplici: “Uno dei nostri veterinari è stato ucciso nei primi giorni del cessate il fuoco, mentre cercava di tornare a casa”. 

Partirò da Gaza solo se potrò portare con me gli animali; altrimenti rimarrò qui.

La tortura acustica dei droni e delle bombe sganciate è ormai l’abitudine: “Anche gli animali hanno imparato a riconoscere il suono degli aerei e vanno a cercare rifugio. Soffrono tanto quanto gli umani”. Tesi confermata anche da studi scientifici: “Possono soffrire di un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress, al pari del nostro”, come ricorda l’avvocata per i diritti degli animali Giada Bernardi.

Sotto la neve di Kiev, la realtà degli shelter ucraini

Soldati nella postazione vicino a Zaporizhzhia | Foto Ansa

Cambiano i fronti e le bandiere, ma il rumore degli aerei è lo stesso. Di andarsene, però, non se ne parla: “Da quattro anni vado a dormire non sapendo se mi rialzerò al mattino”. Andrea Cisternino, fondatore del rifugio Italia Kj2 alle porte di Kiev, dice di essere stato “fortunato” fino a ora. 

“Andrea, tienilo tu. Appena finisce la guerra passo a riprenderlo”, la frase che sente rivolgersi spesso. “Quando andiamo a fare missioni nelle città distrutte, i residenti ci chiedono di portare via il loro animale”, prosegue Cisternino. Ma non c’è sempre il lieto fine: “Abbiamo anche cani di soldati che sono partiti per il fronte e non sono più tornati”. 

In Ucraina gli attacchi non risparmiano nessuno. “Ci hanno portato un pony colpito a breve distanza da un drone. Le schegge gli hanno ferito il muso. È rimasto cieco, nonostante due operazioni”, racconta. Senza dimenticare la fauna marina. Nei primi sei mesi di guerra sono morti cinquemila delfini del Mar Nero. Il costante rumore dei sottomarini della flotta russa ha causato traumi acustici e l’indebolimento del sistema immunitario.

Altri animali provengono da ecopark chiusi o strutture abbandonate. Pochi giorni dopo il 24 febbraio 2022, Beatrice Rezzaghi, coordinatrice delle missioni dell’Unità Emergenze di Lav Italia, era in un canile a sud di Kiev: “Abbiamo salvato 36 cani. Per trasportarli in Ungheria ci abbiamo messo 17 ore”. Rezzaghi ha notato come le normative emanate durante i primi giorni di guerra abbiano contribuito a creare caos.

Le ombre dietro gli aiuti: il mercato degli zoo

Alle ore di fila per valicare i confini ucraini, si sommano le difficoltà legate allo spostamento di animali esotici, come quelli rinchiusi negli zoo. “Trovare posti per leoni, tigri, orsi, scimmie è molto più difficile. Sia per la scarsa capienza dei rifugi sia perché c’è un problema di trasporto”, spiega Rezzaghi. Spesso vengono lasciati nelle gabbie a morire di stenti, se non vengono prima uccisi da chi se ne è occupato: “Viene considerato un atto di pietà. Ma in realtà, dietro agli zoo, c’è un grande giro di soldi”. 

Il business dietro alle donazioni

Il mercato dello sfruttamento animale getta un’ombra anche sul fenomeno delle donazioni online. Se spedire aiuti umanitari a Gaza è “praticamente impossibile” – come constatato da Rezzaghi – è altrettanto difficile inviare somme di denaro a supporto delle realtà locali. Lav ci ha provato: “I bonifici venivano bloccati, abbiamo dovuto mandare piccole cifre su conti paypal che spesso venivano congelati. Alcune volte le donazioni hanno impiegato due o tre settimane ad arrivare”. Ma queste difficoltà non frenano i truffatori, che trovano terreno fertile: “Durante le guerre molte persone iniziano a fingere di essere soccorritori di animali perché sanno che questo aiuta a ottenere soldi”, la situazione denunciata da Al-Err. Un vero e proprio business illecito modellato sull’empatia dei donatori.

Dettaglio dell’Animal in war memorial | Foto di Iridescenti CC BY-SA 3.0

They have no choice

Nonostante il diritto animale stia lentamente avanzando, resta attuale la scritta incisa sul marmo di Londra: loro non avevano scelta e continuano a non averne. Non hanno scelta gli asini trasformati in taxi tra le macerie di Gaza, né i cani abbandonati nei canili in Ucraina, né gli animali che cercano rifugio quando riconoscono i suoni dei droni. Un silenzio degli innocenti interrotto solo da chi decide di rimanere sotto le bombe: volontari e professionisti che cercano di dare voce a chi non ne ha.

I lavoratori ucraini riparano la centrale elettrica Dtek dopo un attacco missilistico russo | Foto Ansa

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