BRUXELLES – “Un mondo che se n’è andato e non tornerà” non può più trovare nell’Europa un suo custode. Le parole, pronunciate dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, testimoniano la preoccupazione dell’Europa e della Nato per un allargamento del conflitto.
Le parole della presidente della Commissione Ue
Lunedì 9 marzo, in videocall alla Conferenza degli ambasciatori dell’Ue, Von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e i leader del Medio Oriente si sono confrontati su guerra, sicurezza marittima e crisi energetica.
La presidente della Commissione Ue ha ribadito l’importanza della difesa e del sostegno del “sistema basato sulle regole costruite con i nostri alleati”. Non è più possibile, però, “fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi”.
Von der Leyen riflette se dottrina, istituzioni e processo decisionale, “progettati in un mondo post-bellico di stabilità e multilateralismo” siano “più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico”. Obiettivo sarebbe rendersi “più resilienti, più sovrani e più potenti: dalla difesa all’energia, dalle materie prime critiche alle tecnologie strategiche”.
Riguardo alla guerra in Iran, la presidente ha affermato che da un lato “non dovrebbero essere versate lacrime per il regime iraniano che ha inflitto morte e imposto repressione al proprio popolo”, dall’altro il conflitto ha generato “conseguenze non intenzionali”. Nel delineare il quadro attuale, spiega che “alla Nato è stato chiesto di abbattere un drone. I nostri cittadini sono intrappolati nel fuoco incrociato. I nostri partner sono sotto attacco. E l’impatto a lungo termine sta già sollevando domande esistenziali. Sul futuro del nostro sistema internazionale basato sulle regole, o su come l’Europa trovi unità in queste situazioni”.
L’Europa pronta a impegnarsi per la diplomazia
“Il sistema Onu ha bisogno di riforme. E quando i formati tradizionali raggiungono un’impasse, dobbiamo cercare modi creativi per affrontare le crisi più serie dei nostri tempi”.
Alla Conferenza degli ambasciatori dell’Ue, Von der Leyen ha parlato anche della ricostruzione di Gaza. L’Europa, spiega la presidente, “non può plasmare il mondo stando ai margini. Dobbiamo impegnarci per far sentire la nostra voce, proteggere i nostri interessi e, soprattutto, portare sempre i nostri valori al tavolo”.
Obiettivo dell’Europa resta la pace. “Essa è al cuore del nostro Trattato e al centro della nostra storia. Rimane una missione duratura per ciascuno di noi. Per cercare la pace nel mondo di oggi, l’Europa deve essere in grado di proiettare potere – per dissuadere, contrastare e aumentare la nostra influenza”.
Rafforzare la sicurezza di Cipro
Per rafforzare la sicurezza della Repubblica turca di Cipro del Nord, la Turchia ha annunciato lo schieramento di sei caccia F-16. In una nota del ministero della Difesa si legge che “oltre ai sei aerei da caccia e sistemi di difesa aerea”, “ulteriori misure continueranno ad essere adottate in base a ulteriori sviluppi, se ritenute necessarie”.
Il ministro degli Esteri francese, Jean- Noel Barrot, ha sottolineato che è “la Francia a salvare l’onore dell’Europa”, ricordando che il Paese è ”presente nel Mediterraneo orientale”, al fianco di Cipro e dei Paesi del Golfo ”ingiustamente attaccati dall’Iran”. Proprio a Cipro, nella giornata del 9 marzo, è atteso il presidente Emmanuel Macron.
La posizione dell’Italia
Nella registrazione al programma ‘Fuori dal coro’, in onda su Rete 4 la sera dell’8 marzo, la premier Giorgia Meloni ha ribadito la posizione neutrale dell’Italia nel conflitto.
L’Italia sta rafforzando la propria “presenza nei paesi del Golfo che sono stati attaccati dall’Iran con missili, con droni, ma solo a scopo difensivo”. Una decisione che nasce dal bisogno “di proteggere le decine di migliaia di italiani che sono presenti nell’area, oltre che i nostri contingenti militari”. “Ma – sottolinea Meloni – non intendiamo entrare in guerra, non ci entreremo”. Ciò non toglie, però, che anche l’Italia “rischia comunque di essere coinvolta soprattutto dalle conseguenze del conflitto, sia sul piano della sicurezza interna soprattutto, sia ovviamente sul piano economico”.


