LOS ANGELES – In California ci si prepara a un processo senza precedenti. Una giuria popolare dovrà infatti stabilire se i proprietari di TikTok, Instagram e YouTube hanno deliberatamente programmato i propri social per creare dipendenza. L’accusa è quella di danneggiare gli utenti più giovani pur di ottenere il maggior numero di ricavi dalle pubblicità.
Un importante precedente giuridico
Il processo civile – che inizierà martedì 27 gennaio – rappresenta il primo caso di un’accusa del genere portata in tribunale. Sono anni che esperti di salute, attivisti, personaggi pubblici e persino gli stessi giovani esprimono preoccupazioni e sospetti sull’influenza negativa dei social media. Dal numero elevato di ore passate sulle app agli episodi di bullismo, dai disturbi del sonno ai pericoli cui sono esposti online: ai minori non viene fornita alcuna tutela. E le aziende che li espongono a questi rischi non sembrano interessarsene. Ora, con la causa intentata da una diciannovenne presso la Corte Superiore di Los Angeles, potrebbe crearsi un precedente giuridico che influenzerà l’esito di altre centinaia di denunce simili.
La difesa dei colossi dei social
I dirigenti dei social media in passato hanno già risposto a queste accuse. La difesa che va per la maggiore riguarda le politiche di sicurezza pensate per proteggere i minori, tra cui il parental control inserito nelle app. Tuttavia, nel 2024, l’allora portavoce per le questioni di salute pubblica statunitense Vivek Murthy aveva chiesto al Congresso Usa di obbligare le aziende a porre sulle proprie piattaforme un’etichetta per avvertire dei rischi per la salute mentale dei giovani. Una versione respinta dai colossi del tech, che negano l’esistenza di evidenze scientifiche. Inoltre, possono sfilarsi da qualsiasi responsabilità rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti, appellandosi a una legge federale.
I possibili scenari legali
A rappresentare l’accusa di questo primo processo storico è il Social Media Victims Law Center. Il fondatore Matthew Bergman ha specificato: “Ciò che rimproveriamo alle aziende è di aver progettato piattaforme per creare dipendenza. Gli algoritmi mostrano ai bambini non ciò che vogliono vedere, ma ciò da cui non possono distogliere lo sguardo”. La causa potrebbe assumere una portata nazionale, dato che diversi Stati hanno avviato altre azioni legali contro le piattaforme. Per la prima volta, i giganti dei social potrebbero essere costretti a pagare ingenti danni e, forse, persino riprogettare i loro algoritmi e le loro applicazioni.


