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Puma diventa cinese, la nuova vita del brand indossato da Maradona e Bolt

di Filippo Saggioro28 Gennaio 2026
28 Gennaio 2026
Negozio di Anta Sports a Pechino

Negozio di Anta Sports a Pechino | Foto Ansa

ROMA – La società cinese Anta Sports è pronta ad acquisire Puma della famiglia Pinault, che da tempo cerca di vendere il marchio, poco allineato alla linea di lusso del gruppo Kering. Il colosso di Pechino, quotato a Hong Kong, mette sul tavolo 1,5 miliardi di euro per il 29% delle azioni e promette di “valorizzare l’eredità” del brand tedesco. 

È dietro a questa promessa che si gioca la partita, perché Puma oggi sta attraversando un periodo difficile dovuto alla concorrenza feroce e lanci che non decollano. Nell’eterna sfida con Nike e Adidas, dalle competizioni sportive alla moda, il felino saltatore non si è mai mosso dal gradino più basso del podio. 

Anta Sports, il colosso cinese che si prende Puma

Anta Sports viene fondata nel 1991 nel Fujian, provincia costiera cinese diventata una delle zone più industrializzate al mondo. Il fondatore e presidente Ding Shizhong l’ha raccontata come un’ossessione coerente: “Non la Nike cinese, ma l’Anta del mondo”. Negli ultimi anni il gruppo ha fatto varie acquisizioni: detiene i diritti di Fila in Cina e una grossa fetta di Amer Sports, la casa di Salomon e Wilson. 

L’offerta cinese non è un caso. Puma in Cina fa solo il 7% dei ricavi globali e Anta Sports è convinta di poter costruire la crescita in un mercato dove lo sport promette di seguire strade “occidentali”, dopato da numeri da capogiro. Ma non si tratta semplicemente di un marchio da rimettere in carreggiata. È la storia di una piccola azienda familiare tedesca, nata dal retro della lavanderia dei fratelli Dassler, le cui scarpe sono state indossate da leggende del calcio come Pelé e Maradona, ma anche da Usain Bolt per battere il record del mondo dei 100 metri. 


È questa la scommessa di Anta: lanciare Puma nel futuro con la consapevolezza del suo leggendario passato. Non sarà una sfida facile, anche perché in molti si stanno interrogando sul futuro della scarpa sportiva. Bank of America, per esempio, in un recente report, sostiene che lo sneakers boom stia perdendo spinta, con prospettive di crescita moderate per i grandi marchi.

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