ROMA – Non mancano le polemiche dopo l’ok del Senato al nuovo testo del ddl stupri. Le perplessità sono soprattutto sul passaggio da “consenso” a “dissenso”. “Non farti dare la linea dal patriarcato”, riferisce la segretaria dem Elly Schlein alla premier Giorgia Meloni. ” Ci siamo sentite, non glielo ho detto solo pubblicamente. Questo testo è irricevibile”. L’accusa è di mancata mediazione con il Partito democratico e tradimento rispetto all’accordo bipartisan stretto a fine novembre
Dopo il via libera di Palazzo Madama, ora la palla passerà alla Camera dei deputati che dovrà esaminare il testo entro il 10 febbraio.
Che cosa cambia
Oltre alla sostituzione del concetto di “consenso” con quello di “volontà contraria” della vittima all’atto sessuale, cambiano anche le pene. Aumento da 7 a 13 anni di reclusione nei casi di violenza con minacce e costrizione e da 6 a 12 per quelli senza questa aggravanti. Nella prima formulazione, invece, le pene erano di 6-12 nel primo caso e di 4-10 nel secondo.


