ROMA – “Blitz” del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Consiglio superiore della magistratura con un invito specifico: “Serve rispetto vicendevole tra le istituzioni”. In 11 anni di mandato non era mai accaduto che il capo dello Stato presiedesse il plenum, ma le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio hanno indotto Mattarella a questo intervento per sottolineare “il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm”.
Il Guardasigilli due giorni fa aveva alzato i toni dello scontro sul referendum sulla riforma della giustizia attaccando i membri togati di Palazzo dei Marescialli, “dove – ha affermato Nordio – le correnti della magistratura avrebbero creato un sistema paramafioso”.
“Il Csm non è esente da difetti, lacune o errori, così come non lo sono le altre istituzioni”, ha detto il Presidente della Repubblica difendendo l’organo, “ma il Consiglio deve rimanere estraneo a temi o controversie di natura politica”.
Tensione Nordio-Anm
Per il Colle, infatti, i toni sono troppo alti. . Lo dimostrano le persistenti tensioni della mattinata, alimentate dalle dichiarazioni rilasciate sul tema da Nordio al Gruppo Corriere. Il ministro ha attaccato l’Associazione nazionale magistrati: “La riforma della giustizia romperà il potere delle correnti. È questo che terrorizza i vertici dell’Anm perché toglie loro il potere”. Al contempo, si è detto sicuro della vittoria del Sì, ma “se dovesse vincere il No – ha evidenziato – sarebbe una vittoria delle procure, non delle opposizioni”.
Meloni alle toghe politicizzate sui migranti: “Ci ostacolano”
Nel frattempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a accusare “una parte politicizzata” dei magistrati, che continua a “ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa”.
La premier si riferiva alla vicenda di “un cittadino algerino irregolare che ha alle spalle 23 condanne, che non potrà essere trattenuto in un Centro di permanenza per i rimpatri né trasferito in Albania”. “Per lui – ha continuato – alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il Ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione”.


