TEHERAN – Un passo avanti, un altro indietro. A Ginevra i colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi con la promessa di un nuovo incontro lunedì, 2 marzo, nella sede dell’Agenzia atomica a Vienna per discutere “alcuni aspetti tecnici”. In un post su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di “nuovi progressi” nel dialogo con gli americani, ma poi ha precisato che gli Usa – se vorranno raggiungere un accordo – dovranno abbandonare le loro “richieste eccessive, evitando qualsiasi errore di calcolo”.
Vance: “Nessuna chance che gli Usa entrino in guerra”
Sullo sfondo di un possibile attacco militare, gli Usa hanno autorizzato il personale non essenziale della loro ambasciata a Gerusalemme a lasciare Israele. L’avvertimento in una mail inviata ai dipendenti della sede diplomatica dall’ambasciatore Mike Huckabee: “Se dovete partire, fatelo oggi”. Nel frattempo, la portaerei Gerald Ford continua il suo viaggio verso il Medio Oriente. “Non c’è alcuna chance che gli Stati Uniti vengano trascinati in una lunga guerra”, ha dichiarato il vicepresidente americano J.D. Vance in un’intervista al Washington Post, sottolineando però di non sapere quale sarà la decisione definitiva di Donald Trump. Poi, si è detto “scettico sugli interventi militari” all’estero.
I repubblicani suggeriscono un attacco preventivo di Israele
L’ago della bilancia si sposta tra un possibile attacco “per garantire che l’Iran non abbia un’arma nucleare” e l’opzione diplomatica. Proprio nelle ultime ore, il presidente americano ha ricevuto dall’ammiraglio Brad Cooper, capo del Central Command (uno dei comandi delle forze armate Usa, ndr), un briefing sulle eventuali strategie da adottare contro l’Iran. Secondo la rete televisiva statunitense Abc, molti repubblicani e alcuni dei consiglieri di Trump avrebbero suggerito di favorire un attacco preventivo di Israele all’Iran.
Le richieste degli Usa all’Iran
Tra le condizioni poste dagli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner all’Iran durante i negoziati, lo smantellamento di tre siti nucleari – Fordow, Natanz e Isfahan – e la fine del processo di arricchimento di uranio, con la consegna delle circa 10 tonnellate del materiale agli Usa. Teheran, inoltre, dovrebbe mantenere l’accordo a tempo indeterminato. Secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal, Washington potrebbe mostrare flessibilità sulla richiesta iraniana di mantenere il diritto ad arricchire l’uranio. A una condizione non negoziabile: non perseguire in alcun modo la costruzione di una bomba nucleare.


