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Iran, l’esperto Zacchi: “L’Ue farà solo azione difensiva. Trump punta al regime change”

di Elisa Ortuso02 Marzo 2026
02 Marzo 2026
Una donna iraniana cammina davanti a un grande cartellone pubblicitario anti-USA in piazza Enqelab

Una donna iraniana cammina davanti a un grande cartellone pubblicitario anti-USA in piazza Enqelab: l’immagine dipinta raffigura diversi aerei danneggiati sul ponte di volo di una portaerei e reca lo slogan: "Chi semina vento raccoglie tempesta" | Foto Ansa

ROMA – Alla luce dell’escalation del conflitto in Iran, il ricercatore di Geopolitica.info Lorenzo Zacchi fa il punto della situazione a Lumsanews.

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Lorenzo Zacchi di Geopolitica.info

Professor Zacchi, anche Hezbollah è entrato nel conflitto.  Israele ora parla di una possibile invasione di terra, che scenario si profila? 

Delineare uno scenario possibile è veramente complicato, bisogna prima capire la strategia degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha detto che si tratta di una guerra che potrebbe durare anche quattro settimane. Un’affermazione che fa presagire la volontà di arrivare veramente a un “regime change” o quantomeno a un’azione rapida, sul modello Venezuela, che cambi i vertici del regime e porti a una configurazione dell’Iran più dialogante”.

Il presidente degli Stati Uniti cerca ancora il dialogo?

“Se ci si basa sul lungo periodo, Trump ha voglia di dialogare con chiunque, punta sempre a un dialogo bilaterale in cui nessun’altra forza esterna venga coinvolta nelle trattative. Credo che Trump volesse portare a casa un accordo con l’Iran, ma il problema è il contesto del Medio Oriente, che oggi è molto diverso. Dal 7 ottobre Israele ha deciso che bisogna neutralizzare tutte le minacce alla sua sicurezza e l’Iran è la testa del serpente. Bisogna capire quanto adesso Trump ha voglia di seguire Israele e se al paese guidato da Benjamin Netanyahu vada bene un Iran senza nucleare”.

C’erano in corso dei colloqui, l’ultimo a Ginevra lo scorso giovedì. Che cosa è successo?

“L’operazione per uccidere l’Ayatollah Ali Khamenei era in preparazione da anni e nel momento in cui si è aperta una finestra di opportunità, grazie al lavoro della Cia che ha permesso di sapere con certezza dove fosse Khamenei, si è presa la decisione di attaccarlo. Probabilmente dall’incontro di Ginevra è emerso che i colloqui fossero a una fase di stallo totale e, una volta aperta questa opportunità, Usa e Israele l’hanno colta, ma non perché qualcosa sia andato storto”.

La morte della Guida Suprema ha aperto a una crisi di potere in Iran, che opzioni ha adesso il regime?

“Se il regime vuole dare una parvenza di normalità dovrebbe seguire quanto previsto dalla Costituzione islamica. In attesa dell’elezione di una nuova Guida Suprema, prevista in tempi brevi, rimarrebbe al governo un triumvirato per favorire la transizione. Tuttavia, se i tempi si allungano, si può iniziare a ipotizzare dei movimenti all’interno della Repubblica islamica, che però non significano per forza un processo di democratizzazione, anzi si potrebbe prevedere anche un peso maggiore delle guardie della rivoluzione, i Pasdaran”.

Il Paese è spaccato, tra chi gioisce e chi è in lutto per la morte di Khamenei. Perché?

“L’Iran è una realtà estremamente complessa. Da un lato c’è una parte che è legata economicamente e religiosamente al regime e in questo momento è disperata perché percepisce una sua potenziale distruzione. Secondo alcuni analisti, infatti, il 20% della popolazione è ancora pro regime. Dall’altro lato, l’Iran è un paese pieno di giovani, con un alto tasso di scolarizzazione, che si ritrova in un contesto anacronistico. Negli ultimi anni i giovani stanno provando a cambiare il paese ma senza un’organizzazione, un aiuto dall’esterno e con un forte apparato di Stato repressivo è veramente difficile”.

I mercati di tutto il mondo sono in rosso e i prezzi di petrolio e gas sono in salita. Che risvolti economici bisogna aspettarsi?

“Quello che sta accadendo al prezzo del greggio è normale alla luce del complicato contesto geopolitico, però diversi analisti evidenziano come la salita non sia stata poi così rapida. Bisogna mantenere l’attenzione sui danni alle infrastrutture energetiche della regione che possono creare un pericolo soprattutto per il gas, portando a un balzo ulteriore. In questo momento si dovrà capire come si muoveranno i mercati da qui a poco tempo, perché sicuramente l’Iran è un grandissimo paese esportatore di petrolio ma, dato il contesto sanzionatorio, non è un paese che sfrutta a pieno le proprie capacità”.

Dopo l’attacco alle basi Ue a Cipro come risponderà l’Europa?

“Francia e Germania hanno comunicato che saranno adesso pronti ad ad un’azione difensiva dei propri asset nella regione, ma, in generale, credo che soprattutto per i paesi dell’Unione europea si rimarrà in un contesto di difesa e non di attacchi preventivi sull’Iran. Il Regno Unito, già in passato, aveva partecipato a qualche azione militare con gli Usa in Medio Oriente quindi c’è la possibilità che lo faccia ancora”.

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