ROMA – Da Vienna a Roma passando per cinque secoli di storia dell’arte europea. È il percorso della mostra Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo, che dal 6 marzo al 5 luglio porterà a Palazzo Cipolla – in via del Corso 320 – oltre cinquanta capolavori provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Un progetto internazionale promosso da Fondazione Roma, che racconta la nascita e lo sviluppo della grande collezione artistica degli Asburgo, una delle più importanti raccolte d’arte del continente. La mostra è stata presentata al Museo del Corso, dove si inserisce nel programma culturale del polo museale voluto dalla Fondazione. Un progetto che negli ultimi anni ha puntato sempre più su collaborazioni con istituzioni internazionali e su mostre di grande richiamo culturale.
Una mostra che va oltre l’esposizione
Durante la conferenza stampa di presentazione, il presidente della Fondazione Roma Franco Parasassi ha insistito su un punto: questa non è soltanto una mostra di capolavori. “Credo che questa volta abbiamo fatto qualcosa di più di una semplice esposizione – ha spiegato – È quasi una narrazione storico-artistica che racconta molte cose insieme: il ruolo degli Asburgo nel collezionismo europeo, ma anche l’idea del museo come luogo di scambio tra civiltà”. Secondo Parasassi proprio l’arte rappresenta uno dei pochi elementi realmente condivisi nel panorama europeo. “Spesso cerchiamo fattori comuni sul piano politico o economico – ha detto – Ma in realtà l’arte è da sempre il vero collante della nostra storia”.
Il dialogo tra Roma e Vienna
La mostra nasce anche come risultato di una collaborazione culturale tra Italia e Austria. Alla presentazione è intervenuto l’ambasciatore austriaco in Italia Michael Rendi, che ha parlato apertamente di diplomazia culturale. “Le relazioni culturali hanno una forza particolare nei rapporti tra i popoli”, ha sottolineato. “La storia tra Italia e Austria può essere letta come parte di una storia europea comune”. Non a caso la pre-inaugurazione dell’esposizione si è svolta alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente federale austriaco Alexander Van der Bellen. Un segnale, secondo l’ambasciatore, del valore simbolico dell’iniziativa.

Una collezione lunga cinque secoli
Il percorso espositivo ripercorre la formazione delle raccolte imperiali tra Cinque e Ottocento. “Queste opere sono il risultato di oltre cinquecento anni di collezionismo”, ha spiegato Jonathan Fine, direttore del Kunsthistorisches Museum. Fine ha ricordato come le collezioni asburgiche abbiano una storia particolare: nate come raccolta privata della dinastia imperiale, nel tempo sono diventate parte del patrimonio culturale dell’Austria. “Oggi rappresentano non solo la storia del nostro museo – ha aggiunto – ma anche una parte dell’eredità culturale europea”.
I grandi maestri della pittura europea
La mostra riunisce opere di alcuni dei principali protagonisti della pittura europea tra Cinque e Seicento. Tra i nomi presenti figurano Rubens, Van Dyck e Brueghel il Vecchio, accanto ai grandi maestri italiani. Tra i dipinti più attesi c’è il ritratto dell’Infanta Margarita realizzato da Diego Velázquez. Ma il momento più intenso del percorso arriva probabilmente alla fine della mostra, con l’Incoronazione di spine di Caravaggio, dipinta a Roma nei primi anni del Seicento. Per Jennifer Sliwka, direttrice della pinacoteca del museo viennese, il significato del progetto sta anche nella condivisione delle opere. “Il nostro lavoro non consiste soltanto nel conservare questi dipinti”, ha spiegato. “Il nostro compito è anche studiarli e metterli a disposizione del pubblico”.
L’Europa raccontata attraverso l’arte
Il progetto curatoriale, affidato alla storica dell’arte Cäcilia Bischoff, prova a mettere in dialogo le diverse tradizioni artistiche europee. L’idea è quella di raccontare come artisti, stili e modelli culturali abbiano circolato tra le corti del continente. In questo senso, la mostra diventa anche un racconto dell’Europa attraverso l’arte. Un percorso che parte dalle collezioni imperiali di Vienna e arriva a Roma, riportando al centro il ruolo delle città e dei musei come luoghi di incontro tra culture diverse. Ed è proprio questo, nelle intenzioni degli organizzatori, il senso più profondo del progetto: non soltanto esporre capolavori, ma ricordare come l’arte continui ancora oggi a creare connessioni tra Paesi, istituzioni e tradizioni.


