Les jeux sont faits, ma cosa resta dei Giochi di Milano-Cortina 2026? Le medaglie – l’Italia non ne aveva mai vinte tante – ma anche le opere incompiute. Certo, era già previsto: secondo il piano operativo, delle 98 previste, solo 41 infrastrutture dovevano essere completate prima del via. E (quasi) come da programma, al 6 febbraio erano 40 le opere concluse. Il restante 57% è stato considerato come eredità da consegnare al territorio.

Mentre il presidente della Fondazione Milano Cortina (MiCo) Giovanni Malagò partecipava alla cerimonia d’apertura, gli ultimi cantieri erano appena stati ultimati.
Il budget previsto per la costruzione degli impianti ha superato le previsioni. Le promesse “Olimpiadi a costo zero” hanno avuto un extracosto di circa cinque miliardi di euro rispetto a quanto stimato nella candidatura al Comitato Olimpico Internazionale.
Solo sul fronte infrastrutturale, sono stati impiegati 3,5 miliardi. Emblematico il Cortina Sliding Centre, costato 138 milioni, contro i 47 previsti. Senza considerare la manutenzione futura: la stima è di 1,4 milioni a carico del bilancio pubblico.
Un esempio di scuola è stata la pista da bob. “È stata costruita ignorando gli appelli del Cio a riutilizzare strutture già esistenti”, denuncia Mario Borrata, ex candidato al Consiglio regionale del Veneto in quota M5s e ingegnere ambientale. Della stessa idea Evelina Christillin, vice presidente vicario del comitato organizzatore di Torino 2006: “Erano stati offerti gli impianti di St. Moritz e Igls. Mentre Cesana è stato scartato in partenza, senza motivi”. Dubbi condivisi dalla consigliera comunale di minoranza Roberta De Zanna: “Di solito si fanno dei referendum. Questa è stata una decisione calata dall’alto, soprattutto dal governatore del Veneto Luca Zaia”. Le alternative, quindi, c’erano, ma il ministero delle Infrastrutture ha comunque deciso di costruire la pista da zero.
Le perplessità non sono mancate anche in fase di avvio. A due settimane dall’avvio dei Giochi invernali, Il Fatto Quotidiano ha denunciato crepe e distacchi di materiale.

La pista da bob “inutilizzabile”: slittano i campionati di skeleton
Lo scorso 25 febbraio, poi, un sopralluogo tecnico della Simico – Società infrastrutture MiCo – ha segnalato danni per un milione di euro. Questo ha generato un contenzioso tra le parti. Ma lo studio legale del Comune, interpellato da Lumsanews, precisa: “La presenza di un consulente non implica necessariamente l’esistenza di rapporti conflittuali”. Il 4 marzo, invece, è stata ufficialmente dichiarata l’inutilizzabilità della pista. A farne le spese anche i campionati italiani di bob, skeleton e slittino, previsti dal 10 al 12 marzo, ma posticipati al prossimo autunno.
Dal canto suo, la Fondazione Milano-Cortina dichiara che “si tratta di fake news e che non c’è alcun danno”. Sulla stessa linea il sindaco Gianluca Lorenzi: “Abbiamo chiesto di verificare, ma non c’è nulla di particolare”. Simico, invece, preferisce non commentare, ma fonti interne fanno trapelare che la “bagarre in corso è principalmente tra Comune e Fondazione”.
I dubbi sulla sicurezza della cabinovia: “Si attendono collaudi”
Un altro nodo è quello della cabinovia Apollonia-Socrepes, situata in parte in un’area franosa monitorata dal 1965. “Quella di Mortisa è una frana in movimento lunga tre chilometri e larga 400 metri, che si muove in superficie”, sottolinea Luigi Casanova, un ambientalista che ha seguito il progetto fin dall’inizio. Eppure, nonostante le criticità individuate in una valutazione ambientale del 2024, le autorità regionali hanno approvato il progetto, limitandosi a inserire alcune prescrizioni di sicurezza.

La prima gara d’appalto è stata disertata all’ultimo momento da due importanti multinazionali del settore: la Leitner e la Doppelmayr. A quel punto è intervenuto l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini, che ha affidato il progetto a un gruppo di imprese capitanato dalla bresciana Graffer. La notizia ha lasciato sorpresi molti: la Graffer ha un fatturato di appena otto milioni di euro e 17 dipendenti. Inoltre, il patron dell’azienda, Sergio Lima, aveva ammesso in un’intervista alla trasmissione televisiva Report: “Non possediamo una tecnologia consolidata per questo tipo di impianti”.
Quando, nel settembre 2025, le famiglie che vivono nella zona hanno visto comparire accanto al cantiere una spaccatura di 15 metri, si sono spaventati e hanno presentato un esposto alla Procura di Belluno, che ha aperto un fascicolo per disastro e frana colposi. Ma i lavori per la costruzione della cabinovia non si sono fermati. L’opera non è stata completata prima dei Giochi, ma la Graffer – sentita da noi – sostiene che i lavori sono ufficialmente conclusi e che “si attendono gli ultimi collaudi”.
Lo sprint del settore alberghiero: “Investimenti che frutteranno”
Ma una luce in fondo al tunnel c’è. “Cortina ha appena vissuto un evento epocale che ci ha spinti a ripensare il nostro modo di intendere il concetto di accoglienza”. Parla così Sandra Ruatti, presidente di Federalberghi Cortina, raccontando come gli albergatori abbiano vissuto le Olimpiadi. “Il sistema – spiega – è stato chiamato a un vero e proprio cambio di paradigma” e, grazie alla visibilità data da questo evento, “ci sono state opportunità per il nostro comparto”. I Giochi “hanno attirato l’interesse di gruppi di investitori italiani, ma anche internazionali, che hanno acquistato e rilanciato strutture storiche”, contribuendo a ridisegnare la località. Ora gli hotel guardano al futuro ammettendo che “gli investimenti fatti andranno messi a frutto nel migliore dei modi”.
Uno degli effetti collaterali negativi, almeno per i residenti, è stata la lievitazione del mercato immobiliare. Il presidente della Provincia, Roberto Padrin, ha confermato che “si sta lavorando a un piano di edilizia residenziale a prezzi calmierati”.
Il conto ecologico delle Olimpiadi: “Abbattuti larici secolari”
In breve, le Olimpiadi hanno fatto da vetrina internazionale per l’Italia. Una vetrina costosa però. Anche per l’ambiente. L’unico dato fornito da MiCo sull’impatto ecologico dei giochi è quello di 1.005.000 tonnellate di CO₂, l’equivalente di un volo andata e ritorno Roma-New York per tutti gli abitanti di Milano. Un’eredità che Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) riscontra “nella frammentazione degli habitat, nel prelievo idrico e nel consumo di suolo”. “Anche se le opere sono temporanee – spiega la presidente Vanda Bonardo – la trasformazione diventa strutturale”. Ancor più per gli impianti permanenti: “Solo per la pista da bob – denuncia Borrata – sono stati abbattuti oltre 500 larici secolari”.

Un prezzo che, secondo l’ingegnere, è il risultato di decisioni “agevolate dalle deroghe della Legge olimpica”. Le procedure di valutazione ambientale sono state depotenziate dai poteri straordinari dei commissari di governo, lasciando ai cittadini l’onere di denunciare un’eredità strutturale e ambientale imposta senza un vero confronto.
Milano-Cortina, una lezione per il futuro: il sogno di Roma
Tutte le polemiche sui costi e sull’impatto ambientale sembrano però restare sullo sfondo. Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 hanno ricevuto l’apprezzamento di tutto il mondo, dagli atleti fino ai turisti arrivati per godersi le gare. L’Italia, ora, ci ha preso gusto. Il successo dei Giochi ha spinto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, a valutare la candidatura della Capitale per le Olimpiadi 2036 o 2040. “La città ha dimostrato, con il Giubileo, di saper gestire bene grandi eventi – spiega Evelina Christillin –. Potrebbe essere un’occasione di rilancio per Roma. È necessario un investimento sulla qualità della vita della popolazione, che poi si traduce in sport, sulla salute e sulla medicina”.
Un sogno che la Città eterna aveva già sfiorato nel 2016, quando l’allora sindaca Virginia Raggi ritirò poi la candidatura.
Ora Roma ci riprova, ma dovrà fare tesoro della lezione di Milano-Cortina – spettacolo unico ma costoso – e colmare il gap infrastrutturale che la separa dalle altre capitali mondiali. Insomma, gli ultimi Giochi ci dicono che sognare si può, ma a che prezzo?



