NEWS ANSA

Sito aggiornato alle 13:00 del 18 marzo 2026

HomeEsteri Iran, Trump perde pezzi: lascia il capo dell’antiterrorismo. Maga divisi sul conflitto

Iran, Trump perde pezzi: lascia il capo dell’antiterrorismo. Maga divisi sul conflitto

di Marco Bertolini18 Marzo 2026
18 Marzo 2026
Trump

In primo piano il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nei riquadri dall'alto, il dimissionario capo del Centro per l'antiterrorismo americano Joe Kent e il vicepresidente Jd Vance

WASHINGTON – Dubbi sulla gestione del conflitto, perplessità su operazioni militari israeliane e la divergenza di vedute tra il Segretario di Stato Usa Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance. È un quadro complesso e divisivo quello in cui l’amministrazione del presidente Donald Trump si trova a gestire le tensioni in Iran e Medio Oriente. E a complicare lo scenario adesso è la scelta di Joe Kent, adesso ex capo del Centro per l’antiterrorismo americano. Intanto un cablo americano, come riportato dal Washington Post, svela le perplessità dei diplomatici israeliani sulle manifestazioni contro gli ayatollah – incitate dal premier israeliano Benjamin Netanyahu – per far cadere il regime.

Le dimissioni e l’accusa

Un anno fa Trump nomina l’eroe di guerra Kent come direttore del National Counterterrorism Center. Adesso, dopo le dimissioni, il tycoon lo scarica definendolo un debole. A cambiare tutto è la guerra in Medio Oriente. “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. Non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra – prosegue Kent nella lettera inviata a Trump e pubblicata sul suo account X – è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana”, ha evidenziato il veterano della guerra in Iraq. “Come veterano che ha partecipato a 11 missioni di combattimento, e come marito di una soldatessa morta in una guerra provocata da Israele, non posso appoggiare l’invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo delle vite americane”, prosegue la lettera.

La risposta dalla Casa Bianca non si è fatta attendere. Il Presidente ha commentato dallo Studio Ovale con toni forti. “Sono felice che sia fuori, sosteneva che l’Iran non era una minaccia. Era un bravo ragazzo ma molto debole sulla sicurezza”, ha sentenziato.  

Universo Maga sempre più diviso

Nel gruppo ristretto che ha definito l’operazione contro Teheran, mancava una persona. Di una certa importanza: il vicepresidente JD Vance. Secondo alcune ricostruzioni della stampa americana, Vance sarebbe stato escluso dal cerchio decisionale di Trump per aver espresso scetticismo sull’intervento militare contro l’Iran. Una prudenza che è stata letta come un segnale di scarsa lealtà. A differenza di Rubio che, insieme al capo del Pentagono Pete Hegseth, ha sempre affiancato The Donald nei momenti decisivi. Così facendo sta crescendo sempre di più la sua figura, lodata dal Presidente e sempre più importante. Per qualcuno in ascesa c’è qualcun altro meno influente.

Da sinistra, il vicepresidente americano JD Vance e il segretario di Stato Usa Marco Rubio | Foto Ansa

Vance infatti è sempre più in silenzio, relegato a missioni interne e un’agenda fitta di compiti istituzionali. Il vicepresidente è tradizionalmente contrario agli interventi militari all’estero. Lo stesso capo della Casa Bianca – a proposito della decisione di attaccare Teheran – ha ammesso che Vance fosse “meno entusiasta”. Kent ha rotto gli indugi dimettendosi, Vance non vorrebbe farlo ma è davanti a un dilemma. Da una parte restare leale a Trump, dall’altra rischiare di tradire la linea anti-interventista che lo ha reso tanto popolare nel mondo Maga. 

Il cablo usa che imbarazza il governo Netanyahu

In un cablo del Dipartimento di Stato americano, la grande bugia di Israele rivolta al popolo iraniano. Il premier Netanyahu continua a invitare gli iraniani a sollevarsi contro il regime degli ayatollah, consapevole però della mattanza a cui andrà incontro ogni rivolta a Teheran. Lo rivela il Washington Post, che ha potuto visionare in esclusiva un cablo riservato dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme. La data è il 13 marzo, il contenuto è la sintesi degli incontri che i diplomatici americani hanno avuto nei giorni precedenti con alti ufficiali israeliani. Consiglio nazionale di sicurezza, ministero della Difesa e ministero degli Affari esteri che in coro affermano come i manifestanti in Iran “sarebbero massacrati” dai Guardiani della Rivoluzione. L’autenticità della fonte è stata confermata da due funzionari del Dipartimento di Stato Usa. Non è però dato sapere se la notizia è stata fatta uscire proprio in un momento in cui la Casa Bianca sarebbe infastidita da alcune accelerazioni di Israele. La certezza è che la guerra sta mettendo in luce ipocrisie e tensioni non solo politiche ma anche ideologiche. Questa volta però anche all’interno dell’amminsitrazione Usa, con la direzione del movimento Maga che diventa sempre meno chiara.

Ti potrebbe interessare