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Meloni rincorre i giovani e va al podcast di Fedez. Il fronte del No chiude in piazza

di Antonio Fera18 Marzo 2026
18 Marzo 2026

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra, 17 marzo 2026 | Foto Ansa

ROMA – Non un comizio, non un talk show. Un podcast. E soprattutto, un pubblico che la politica, negli anni, ha perso un po’ di vista. Giorgia Meloni cambia campo di gioco e, nel rush finale della campagna referendaria, sceglie la via finora meno battuta: parlare ai giovani dallo studio di “Pulp”, il podcast di Fedez e Mr Marra. La puntata andrà in onda il 19 marzo, a meno di 72 ore dalle urne. Una mossa comunicativa prima che politica.

Meloni: “Non è un voto su di me”

Nel trailer diffuso alla vigilia, la premier prova a spostare subito il focus: “Non si vota per me, ma per la giustizia”. Un messaggio calibrato, quasi chirurgico, per evitare che il referendum si trasformi in un giudizio sul governo, anche se di fatto, tra veleni e accuse reciproche, il dibattito è fermo su questo da settimane. “In comunicazione si chiama strategia win-win”, osserva l’analista della comunicazione Patrick Facciolo in un reel su Instagram: Meloni parla alla fascia 18-34, quella che non frequenta i talk, mentre Fedez ottiene il massimo della legittimazione ospitando la premier. “E la cross-pubblicazione amplifica la visibilità di entrambi. Facciolo: “Questa è la comunicazione politica nel 2026 ”, sottolinea.

Invito declinato da Schlein e Conte

Fedez si è rivolto direttamente alla sua community: “Ovviamente usciranno articoli dandoci degli asserviti al potere”, ma “abbiamo sempre offerto spazio a tutti”. E prima della pubblicazione della puntata, Mr Marra ha postato sui social gli screenshot delle mail inviate alla leader del Pd Elly Schlein e al presidente del M5S Giuseppe Conte, che però hanno declinato l’invito. Una mossa che, sempre secondo Facciolo, rientra nella dinamica della cosiddetta “prolepsis”: neutralizzare l’obiezione sulla par condicio prima che si presenti, disinnescando sul nascere l’accusa di squilibrio politico.

Nordio: “Spero in un’affluenza tra il 50% e 60%”

La strategia del governo è ormai quella di arrivare a un pubblico che la campagna referenderia ha finora sottovalutato. Anche perché, finché sono stati disponibili, i sondaggi indicavano che più saranno gli italiani che andranno a votare e maggiori saranno le possibilità di vittoria del Sì. “Spero che l’affluenza sia la più alta possibile, tra il 50% e il 60% almeno”, ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un confronto su Sky con il presidente onorario del comitato “Giusto dire No”, Enrico Grosso.

Tajani: “Ora sistema fascista”

Mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sfoderato una carta storica non scontata: “Volete cambiare e avere un sistema della giustizia che sia diverso dal fascismo? Allora votate sì al referendum”, perché adesso è un po’ come col “modello del regime fascista, quando l’inquisito era considerato colpevole”.

“Peggio di un cancro”, un caso le parole di Zaffini (FdI)

A infiammare ulteriormente il clima anche le parole del senatore FdI Franco Zaffini, finite al centro di una nuova polemica. In un intervento a Terni, durante un evento a sostegno del Sì, Zaffini ha paragonato l’esperienza di finire sotto indagine a “una diagnosi di cancro”, definendola addirittura “peggio di un plotone d’esecuzione”. Il video, diffuso dal M5S, ha diviso ulteriormente i due schieramenti. Con i pentastellati che parlano di “attacco diretto a uno dei poteri dello Stato”.

L’affondo di Schlein: “Prova muscolare sulla giustizia”

La segretaria dem Schlein attacca frontalmente Meloni, accusandola di aver imposto “una prova muscolare” sulla riforma della giustizia, blindata senza modifiche in Parlamento. Per la leader del Pd, intervistata dalla rivista online Rinascita, il nodo è politico e costituzionale: “È in gioco la separazione dei poteri”, avverte Schlein, denunciando il rischio di un progressivo accentramento nell’esecutivo. Nel mirino anche il possibile passo successivo della maggioranza, il premierato, definito come un progetto che “concentra il potere” e indebolisce gli equilibri istituzionali.

Il fronte del No chiude in piazza

Scintille ed escalation nel giorno che precede il silenzio elettorale. Il fronte del No si prepara alla chiusura della campagna oggi alle 17 in piazza del Popolo, con una mobilitazione ampia che tiene insieme associazioni e politica: dalla Cgil all’Anpi, passando per Arci e Acli. Sul palco, accanto al presidente del comitato Giovanni Bachelet, i leader delle opposizioni: da Schlein a Conte, presenti anche Fratoianni e Bonelli di Avs, e il sindaco di Roma Gualtieri.

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