TEHERAN – Entro 48 ore una svolta nei colloqui tra Usa e Iran. Lo riferiscono fonti pakistane all’agenzia di stampa turca Anadolu. Un’indiscrezione che stride con la secca smentita rivolta dall’ambasciatore dell’Iran in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, al presidente americano Donald Trump: “Nessun negoziato”. Dal canto loro, Turchia e Iran stanno facendo da mediatori per garantire l’avvio di colloqui per il cessate il fuoco in Medio Oriente.
Il Pakistan pronto a ospitare colloqui
Moghadam ha aggiunto anche che “è naturale che i Paesi amici siano sempre impegnati in consultazioni con entrambe le parti”. Tra questi, proprio il Pakistan, con il primo ministro Shehbaz Sharif che ieri (24 marzo) ha dichiarato come Islamabad sia pronta a ospitare eventuali trattative per porre fine a quella che la Repubblica degli ayatollah ha definito più volte “un’aggressione illegittima”.
Teheran deride Trump
Nonostante le speranze di pace dei vicini, la chiusura è tale che, in un video trasmesso mercoledì alla televisione di Stato, il tenente colonnello iraniano Ebrahim Zolfaghari ha deriso i tentativi americani di raggiungere un accordo. “Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi?”, le parole pronunciate dall’alto ufficiale dei Pasdaran.
Il misterioso regalo dell’Iran a The Donald
Tra le incognite sul tavolo di possibili negoziati c’è anche il misterioso “grande regalo sul petrolio e il gas” fatto agli Stati Uniti dall’Iran, citato ieri dal presidente americano in conferenza alla Casa Bianca. Trump ha poi sottolineato che Teheran vuole trovare “disperatamente” un accordo. L’emittente israeliana Channel 12, citando tre fonti a conoscenza dei dettagli, ha dichiarato nella serata di ieri che gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner starebbero lavorando a un cessate il fuoco di un mese durante il quale le parti discuteranno l’accordo in 15 punti proposto da Washington, molto simile a quanto accaduto a Gaza e in Libano.
Washington: “Tra i 1000 e i 2000 soldati in Iran”
Nel frattempo Washington è pronta a sfiorare le 7 mila truppe di terra dispiegate nella regione dall’inizio del conflitto. Considerando i circa 4.500 Marines già in viaggio verso l’area, in queste ore la Cnn e il Nyt contano rispettivamente tra i mille e i duemila paracadutisti pronti a partire. Scrive il quotidiano americano: “Proverrebbero dalla Forza di Intervento Rapido, una brigata in grado di essere schierata ovunque nel mondo entro 18 ore”. Non è chiaro dove verranno inviati questi soldati d’élite, ma tra i probabili obiettivi ci sono la conquista dell’isola di Kharg o la bonifica dello stretto di Hormuz. L’operazione Epic Fury conta attualmente circa 50 mila unità assegnate.
Il fronte libanese
Nella notte Israele ha condotto raid in sette aree della periferia meridionale della capitale libanese Beirut, provocando 5 morti e decine di feriti. Sempre ieri una donna è rimasta uccisa in Alta Galilea, nel nord dello Stato ebraico, in seguito al lancio di circa 30 ordigni di Hezbollah. Altre due persone sono state ferite in modo non grave. Intanto l’Idf annuncia che assumerà il “controllo” della cosiddetta “zona di sicurezza” fino al fiume Litani, nel sud del Paese dei cedri, circa 30 km dal confine. Lo riferisce il Guardian che cita il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che avverte: “Centinaia di migliaia di residenti” libanesi non potranno tornare a sud del fiume “finché non sarà garantita la sicurezza” nel nord di Israele.


