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HomeCronaca Bergamo, la lettera della prof accoltellata: “Non provo rancore. Tornerò in classe”

Prof accoltellata a Bergamo
"Non provo rancore
Tornerò in classe"

Il messaggio dopo l'aggressione:

"Questa ferita sia un ponte"

di Tommaso Di Caprio27 Marzo 2026
27 Marzo 2026
prof accoltellata

Chiara Mocchi, l'insegnate di francese accoltellata da uno studente di terza media | Foto Ansa

BERGAMO – “Non provo rancore. Stiamo accanto al ragazzo che mi ha colpito”. Le prime parole della professoressa di francese accoltellata a Bergamo sono per lo studente tredicenne che l’ha aggredita “per noia e vendetta”.

Il messaggio dopo l’accoltellamento: “Non provo rancore”

L’insegnante ha lasciato la terapia intensiva: è fuori pericolo. Ma il primo pensiero è andato subito ai suoi alunni. “Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili”, ha detto dal letto dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

La brutalità di quel gesto – ripreso in un video e che poteva costarle la vita – non ha spento la passione di sempre: “Nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”. 

Perché “il mio spirito è vivo e questa vita è un dono che non sprecherò”, ha sottolineato la donna mettendo in fila i pensieri che l’hanno attraversata in quei momenti, quando “quelle coltellate al collo e al torace avrebbero potuto fermare per sempre il mio cammino”.

“Questa ferita sia un ponte, non un muro”

In poche righe, messe per iscritto e affidate al suo legale, la 57enne ha voluto ringraziare chi le è stato accanto in questi giorni: medici, infermieri e operatori sanitari, ma anche i colleghi e le forze dell’ordine che ora si prenderanno cura del ragazzo che l’ha aggredita.

Un pensiero è andato anche ai suoi “amati alunni”, molti dei quali hanno assistito alla violenza. Il suo è un messaggio che guarda avanti: “Non arrendetevi. Studiate e preparatevi per il vostro futuro senza paura”.

Con una speranza: che “questa ferita non diventi un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, una comunità più unita, un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi”.

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