WASHINGTON – Una tregua limitata nella guerra, ma con lo spettro di una nuova escalation. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la proroga fino al 6 aprile della sospensione degli attacchi contro il settore energetico iraniano. Una decisione arrivata, secondo quanto dichiarato, “su richiesta di Teheran. La Repubblica islamica ha già trasmesso a Washington, tramite mediatori, una risposta articolata in quindici punti alla proposta americana. Nonostante i contatti, il clima resta incerto: “I negoziatori iraniani sono molto strani, ci implorano di fare un accordo ma poi concordano il contrario”, ha dichiarato Trump.
Parallelamente, secondo Axios, Washington starebbe valutando l’invio di altri 10mila soldati in Medio Oriente, ipotesi che apre alla possibilità di un’operazione di terra. Tra gli scenari allo studio anche uno sbarco sull’isola di Kharg, nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di petrolio.

Escalation militare e tensioni regionali
Sul terreno, intanto, le operazioni militari continuano. Israele ha colpito duramente le strutture iraniane, uccidendo in un raid il capo della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Alireza Tangsiri.
Teheran denuncia anche gravi danni al patrimonio culturale: secondo il consigliere comunale Ahmad Alavi, “almeno 120 musei e siti storici sono stati presi di mira e hanno subito danni strutturali”. Tra questi figurano complessi di grande valore come il Palazzo Golestan e il Palazzo Saadabad.
Il ruolo dell’Europa e il nodo Hormuz
Sul fronte diplomatico, l’Unione europea guarda già al dopo-guerra. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha spiegato che sono in corso riflessioni su nuove iniziative per la sicurezza nel Golfo Persico: “Stiamo discutendo della possibilità di aumentare la presenza navale e delle coalizioni dei volenterosi per Hormuz dopo la fine delle ostilità”, ha detto durante il vertice del G7 in Francia.
Arabia Saudita e Russia: pressioni opposte
Mentre proseguono i tentativi diplomatici per fermare il conflitto, arrivano pressioni in senso opposto dall’Arabia Saudita. Secondo fonti dell’intelligence, il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe sollecitato gli Stati Uniti a intensificare gli attacchi, definendo il conflitto un’“opportunità storica” per ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente.
Intanto, sul terreno, gli attacchi non si fermano. Israele ha annunciato l’uccisione del comandante della Marina dei Pasdaran, Alireza Tangsiri, mentre raid nel sud del Libano hanno causato almeno otto morti.
Teheran denuncia inoltre gravi danni al patrimonio culturale: secondo Ahmad Alavi, almeno 120 musei e siti storici sarebbero stati colpiti, tra cui il Palazzo Golestan.
Nel frattempo cresce la preoccupazione internazionale per il ruolo della Russia, accusata da diversi Paesi del G7 di fornire supporto militare e tecnologico all’Iran.


