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HomeCultura Review mills, l’allarme di Oviedo-García: “Commenti ripetuti e citazioni suggerite”

“Commenti ripetuti
e citazioni suggerite
Nuovi casi ogni settimana”

L’allarme di Oviedo-García

“Sistema più diffuso di quanto si pensi”

di Alessio Garzina27 Marzo 2026
27 Marzo 2026

Ángeles Oviedo-García, professoressa di economia all’Università di Siviglia | L'utilizzo della foto è stato autorizzato dalla diretta interessata

“Non parlerei di una debolezza del sistema, ma di una sua caratteristica”. Ángeles Oviedo-García, professoressa di economia all’Università di Siviglia, studia da tempo uno dei fenomeni più controversi dell’editoria scientifica: le review mills, reti di revisori che agiscono in modo coordinato nel processo di peer review. In un paper pubblicato di recente insieme a Dorothy Bishop, la ricercatrice spagnola ricostruisce come questi gruppi riescano a influenzare la valutazione degli articoli attraverso citazioni suggerite e schemi di revisione che si ripetono nel tempo. Un problema che, spiega, “emerge solo quando si mettono a confronto più rapporti di revisione”.

Quali caratteristiche dell’attuale sistema di peer review rendono possibile questo tipo di manipolazione?
“Il sistema delle pubblicazioni accademiche si fonda sull’onestà individuale di autori, revisori ed editori. Le review mills diventano visibili solo quando si confrontano diversi rapporti di revisione. Ci sono due fattori che permettono al fenomeno di passare inosservato: innanzitutto i report dei revisori raramente sono pubblici, quindi è difficile confrontarli; inoltre un editor che riceve un singolo report difficilmente può accorgersi che quel testo è stato riutilizzato altrove”.

Dalla vostra analisi emergono reti molto fitte tra revisori e autori. Come si distingue una normale attività accademica da un comportamento coordinato nella revisione?
“In realtà non esiste una vera ‘collaborazione’ nella revisione di un articolo. Il revisore è un esperto chiamato dall’editor per valutare un manoscritto e aiutarlo a decidere se pubblicarlo o meno. Articoli diversi dovrebbero generare commenti diversi, anche quando il revisore è lo stesso. La coordinazione diventa evidente quando si trovano commenti identici o molto simili in più rapporti di revisione, spesso accompagnati da citazioni suggerite a lavori dello stesso revisore o di suoi colleghi”.

In diversi casi compaiono gruppi ristretti di ricercatori che si scambiano frequentemente le revisioni. Quanto è diffuso questo schema nella pubblicazione scientifica?
“In base ai casi che segnalo ogni fine settimana da più di due anni, ho la sensazione che le review mills siano presenti in tutte le discipline scientifiche. E temo che il fenomeno sia molto più diffuso di quanto immaginassi all’inizio. Guardando i report di revisione verificati nei profili Web of Science di alcuni revisori si trovano persone con centinaia, a volte migliaia, di revisioni certificate. Solo una piccola parte però è pubblica e verificabile”.

Nel paper parlate anche del modo in cui i sistemi editoriali possono essere sfruttati. Come avviene concretamente?
“Vorrei chiarire che non parliamo di identità false. I revisori sono ricercatori reali, con affiliazioni e pubblicazioni. Possono però mostrarsi molto disponibili a svolgere revisioni o consegnarle rapidamente, diventando così opzioni preferite per gli editor. In un contesto in cui trovare revisori disponibili è sempre più difficile, questo può favorire la diffusione delle review mills”.

Gli editor sono consapevoli di queste reti di revisione?
“Credo che nella maggior parte dei casi non lo siano. Si tratta di una forma di frode identificata relativamente di recente. Il sistema si basa sulla fiducia e sul lavoro in buona fede di tutte le parti coinvolte, e in questo senso gli editor sono stati semplicemente ingannati”.

Quanto pesa la cultura del publish or perish nella nascita di fenomeni come questo?
“Senza dubbio la pressione a pubblicare crea un ambiente di forte competizione. Tuttavia le persone reagiscono in modo diverso allo stesso contesto: alcuni mantengono comportamenti corretti, altri scelgono pratiche scorrette. Oltre alla pressione del sistema esiste quindi anche una componente individuale”.

Quali interventi sarebbero più urgenti per limitare queste pratiche?
“Gli editori dovrebbero indagare le review mills già identificate, controllando non solo i report sospetti ma tutte le revisioni svolte da quei revisori nelle loro riviste. Sarebbe utile anche formare meglio gli editor a riconoscere commenti generici o ripetitivi, soprattutto quando includono citazioni coercitive. Inoltre le istituzioni dovrebbero prevedere conseguenze per chi pratica queste attività: l’assenza di sanzioni rischia di rafforzare questi comportamenti”.

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