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HomeCronaca Revolut, indaga la procura di Reggio Calabria. Chiesto riscatto milionario

Truffa informatica a Revolut
Indaga la procura calabrese
Chiesto riscatto da 3 milioni

Hacker: "Abbiamo dati polizia italiana"

Il Garante della privacy avvia indagine

di Sofia Landi17 Settembre 2026
17 Settembre 2026
La banca digitale inglese Revolut | Foto Ansa

La banca digitale inglese Revolut | Foto Ansa

REGGIO CALABRIA – Il reato ipotizzato è intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Il riscatto chiesto dagli hacker per non vendere i dati ad altri gruppi criminali sarebbe pari a tre milioni di dollari entro 24 ore. Il gruppo “I Am Not A Villain” che ha colpito la banca digitale inglese Revolut ha rivendicato la violazione. Non solo: ha aggiunto di essere in possesso di 147 giga di dati delle forze di polizia italiane. Sulla maxi truffa informatica si è attivata la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo, mentre la Procura di Reggio Calabria ha aperto un’inchiesta. Tuttavia, la società –  contattata in queste ore da La Stampa – afferma di non aver ricevuto “nessuna richiesta diretta” da parte dei criminali.

Il racconto al Financial Times

Avrebbero ottenuto dati riservati (passaporto, carta d’identità, conti bancari, operazioni con i Bitcoin, ecc.) di circa 680 clienti dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell’Interno italiano. Poi per mesi si sarebbero finti agenti, chiedendo alla banca indirizzi, telefoni e cronologie di transazione. È questa la lunga operazione illecita raccontata dal gruppo di hacker contattato su Telegram dal Financial Times

L’indirizzo della prefettura di Reggio Calabria

I pm di Reggio Calabria hanno aperto un’inchiesta ipotizzando il reato 615 ter comma 3 del codice penale. E sul tavolo dei magistrati è già stata trasmessa una prima informativa della polizia postale sull’accesso abusivo alla pec della prefettura.I criminali informatici avrebbero infatti sfruttato un indirizzo di posta certificata della prefettura calabrese, presentandosi come investigatori impegnati in un’indagine. 

Il Garante della Privacy avvia una verifica

Gli investigatori non hanno la certezza che sia stato compromesso un computer della Prefettura di Reggio Calabria o del Viminale. Ma gli esperti, intanto, sono al lavoro per stabilire se la mail istituzionale sia stata “bucata” oppure clonata. Intanto, anche l’Autorità Garante della Privacy ha avviato una verifica immediata su eventuali falle nella sicurezza degli accessi delle banche italiane. L’obiettivo è chiarire se ci siano stati altri casi di tentata infiltrazione e richiamare gli istituti bancari a un controllo efficace al proprio interno.

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