NAPOLI – Siamo entrati nel vivo della battaglia legale sul caso di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo morto lo scorso 21 febbraio dopo che gli era stato trapiantato un cuore bruciato dal ghiaccio secco.
Aggirato anche l’ultimo ostacolo che poteva far slittare la data dell’incidente probatorio, è attesa per oggi 3 marzo anche l’autopsia del corpo del bimbo. Il gip Mariano Sorrentino ha infatti accolto ieri l’istanza di ricusazione avanzata dal legale della famiglia Caliendo Francesco Petruzzi. È stato così rimosso Mauro Rinaldi, uno dei tre periti nominati nel collegio, sostituito con il professor Ugolino Livi.
L’incidente probatorio
Oltre a Livi, Luca Lorini e Biagio Solarino formano la squadra di periti incaricati nel procedere con l’incidente probatorio. L’obiettivo è quello di capire le condizioni del cuore trapiantato, specificando se ci fosse la presenza di “alterazioni anatomiche e funzionali” riferibili a errori sanitari dell’equipe del prelievo a Bolzano e di quella che ha effettuato il trapianto a Napoli.
Nuovi dettagli sul caso. Meloni forse al funerale
Nuovi particolari sarebbero emersi da ulteriori conversazioni tra gli infermieri in sala operatoria, acquisite agli atti dell’inchiesta della procura di Napoli. Incrociando gli orari tra l’espianto e il trapianto del cuore danneggiato, risulta che il bimbo è rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. Il nuovo organo, quando Domenico aveva già il torace vuoto, è arrivato infatti alle 14.30. Da verbale, alle 15.14 i medici avrebbero avviato la procedura di scongelamento passando l’organo sotto l’acqua. Se ne saprà di più con l’incidente probatorio, che sblocca anche i funerali. “Non è detto – fa sapere l’avvocato Petruzzi – si facciano mercoledì, l’obiettivo è liberare la salma del piccolo ma per quello dobbiamo attendere domani”. Funerali ai quali potrebbe partecipare anche la premier Meloni: “Vorrebbe esserci, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali”, ha precisato il legale.
La direttrice del Monaldi: “Non abbiamo nascosto nulla”
“Le prime indagini sulla morte del piccolo Domenico al Monaldi di Napoli sono state quelle interne all’azienda ospedaliera. E risalgono al 30 dicembre scorso”. È questo il concetto alla base della lettera inviata al quotidiano Il Mattino con cui la direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, rompe il silenzio. Nel testo, la manager ricostruisce le mosse dell’azienda dopo essere venuta a conoscenza del caso Caliendo.
Il cardiochirurgo da Giletti: “Sono anche io una vittima”
Intanto il cardiochirurgo del Monaldi Guido Oppido si è difeso ieri a “Lo stato delle cose”, trasmissione su Rai 3 condotta da Massimo Giletti. Intervistato, Oppido ha dichiarato: “Io so solamente che le cose le ho fatte bene, le ho fatte bene, quindi io sono la vittima. Ho buttato 11 anni della mia vita per operare i bambini qui in Campania. Tremila bambini ne ho operati io. Tutto questo lo sto passando – ha aggiunto – perché ho provato ad aiutare i figli degli altri”. Interpellato sul fatto che abbia tolto il cuore a Domenico prima di accertarsi delle condizioni del nuovo cuore ha risposto: “Di tutte queste belle cose ne parleremo con i giudici”.


