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Board of peace per Gaza, l’Italia verso il no mentre Netanyahu accetta

di Chiara Di Benedetto21 Gennaio 2026
21 Gennaio 2026

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni | Foto Ansa

ROMA – Italia sì, Italia no… nel Consiglio di pace per Gaza. È questo il dilemma attorno a cui, nelle ultime ore, si starebbe arrovellando la premier Giorgia Meloni. Secondo l’edizione del 21 gennaio del Corriere della Sera, c’è poco da discutere: il nostro Paese, nell’esclusivo “club” trumpiano, non ci può entrare. Lo dice la Costituzione. L’articolo 11 della Carta stabilisce infatti che l’Italia può prendere parte agli organismi internazionali soltanto «in condizioni di parità con gli altri Stati». E non è questo il caso del Board of peace americano, in cui gli Stati Uniti conserverebbero una posizione di superiorità sugli altri membri. 

La Costituzione, i tempi e quel miliardo di dollari

Oltre all’ostacolo costituzionale e al probabile blocco da parte del Quirinale, c’è un problema di tempistiche: la ratifica di trattati internazionali deve essere votata dal Parlamento con una legge ordinaria, e ormai non c’è più tempo. La firma del trattato è infatti prevista per domani a Davos, alla presenza del presidente americano, e la partecipazione di Meloni non è stata ancora confermata. L’accesso al Board of peace richiederebbe poi un contributo, una sorta di quota di iscrizione del valore di un miliardo di dollari, cifra più che problematica per il governo italiano.  

Gli europei indecisi

L’incertezza aleggia anche tra gli altri leader europei: il presidente francese Emmanuel Macron, in rotta con l’amministrazione americana, ha già fatto sapere che la Francia non prenderà parte al Board. Secondo indiscrezioni del Financial Times anche il premier britannico Keir Starmer sarebbe intenzionato a rifiutare l’invito del presidente Usa. Scettico anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz mentre Ungheria e Albania hanno già confermato la loro partecipazione.

Netanyahu presente, ora si aspetta Putin

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ufficialmente accettato l’invito e con lui anche i presidenti di Argentina, Azerbaigian, Bielorussia, Ungheria, Kazakistan, Marocco, Emirati Arabi Uniti e Vietnam. Tra i 52 leader invitati compaiono anche il presidente russo Vladimir Putin e l’ucraino Volodomyr Zelensky. Mentre la partecipazione del capo del Cremlino è ancora incerta, è altamente improbabile che il premier ucraino accetti di sedersi a un tavolo per la Palestina al fianco del nemico russo.

Provenzano (Pd): “Trump punta a smantellare l’ordine globale”

“In quel board non bisogna entrare per ragioni di decenza”, ha commentato il dem Giuseppe Provenzano, intercettato alla Camera da Lumsanews. “Purtroppo più che uno strumento per il conseguimento di una vera pace duratura che risponda alla soluzione politica dei due popoli due stati, questo board sembra invece un tassello della strategia di Trump di smantellare l’ordine globale e il multilateralismo fondato sulle Nazioni Unite. Con il paradosso che al Board of peace parteciperebbero Putin e Netanyahu, due macellai e criminali di guerra con mandati di arresto della Corte Penale Internazionale, ma non il segretario generale dell’Onu”.

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