Brexit, oggi votazionealla Camera dei Comunisull'opzione "no deal"

Ieri il Parlamento ha bocciato l'accordo Michael Barnier: "Grande incertezza"

Il Parlamento britannico, con 391 voti contrari e 242 favorevoli, ha respinto per la seconda volta l’accordo sulla Brexit negoziato dalla prima ministra Theresa May e dall’Unione Europea.  Dopo la seconda bocciatura dell’intesa per l’uscita del Regno Unito dall’Unione, oggi si voterà nuovamente alla Camera dei Comuni sull’eventualità di un temuto ‘no deal’. Theresa May metterà ai voti anche un’ulteriore mozione sulla possibilità che il governo chieda un breve rinvio della Brexit, attualmente fissata per il 29 marzo.

Il Parlamento europeo ha intanto approvato una serie di misure d’emergenza in caso di una Brexit ‘no deal’. Queste riguardano l’autorizzazione all’export di determinati prodotti verso il Regno Unito e l’Irlanda del Nord, il proseguimento del programma Erasmus+, alcuni aspetti della sicurezza aerea e una deroga per proseguire i programmi di cooperazione PEACE IV.

Sulla trattativa tra Regno Unito e Unione Europea, il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ha ribadito la posizione di Bruxelles all’indomani del voto: “Non vedo altre soluzioni se non l’accordo di recesso che abbiamo negoziato, questa resta la nostra posizione e non cambierà. Barnier e Juncker hanno fatto sforzi enormi. La soluzione ora deve arrivare da Londra”. Proprio il capo negoziatore dell’Unione Europea, Michael Barnier, ha affermato che “il voto di ieri sera prolunga e aggrava una grande incertezza. Il rischio di un ‘no deal’ non è mai stato così grande, perciò invitiamo in modo solenne tutte le parti interessate a prepararsi”.

In caso di ‘no deal’, sarà probabile un taglio di dazi e tariffe d’importazione su una vasta gamma di prodotti importati dai paesi Ue e dal resto del mondo e, inoltre, non dovrebbero esserci i discussi controlli tra Irlanda e Irlanda del Nord. Queste misure resterebbero in vigore per dodici mesi. Questo piano di emergenza sulle tariffe servirebbe per proteggere l’industria nazionale e i posti di lavoro, ma anche per prevenire un aumento dell’inflazione in caso di un’uscita senza accordo del Regno Unito. Carolyn Fairbairn, capo di Cbi – la Confindustria del Regno -, ha accusato il governo di non aver coinvolto le imprese per definire il piano e si è mostrata critica sul taglio dei dazi: “Avrebbero l’effetto di una martellata sull’economia nazionale e costringerebbero le aziende a spendere di più per fare scorte”.

Andrea Murgia

Nato a Palermo l’8 aprile 1993, ho una laurea triennale in Scienze della Comunicazione e adesso ho iniziato il Master biennale in Giornalismo alla Lumsa. Amo lo sport, in particolare calcio e motori, e la musica rock e metal.