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HomeSport Christillin: “Dopo Torino 2006 tante promesse non mantenute”

L’eredità delle Olimpiadi
cosa insegna Torino 2006
“Promesse mai mantenute”

Parla la vicepresidente dei XX Giochi

“Un errore oggi fare la pista da bob”

di Sofia Silveri19 Marzo 2026
19 Marzo 2026
olimpiadi

Evelina Christillin, vicepresidente vicario del Comitato organizzatore dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006 | Foto Ansa

Quello di Milano Cortina non è l’unico esperimento olimpico su suolo italiano. A Lumsanews Evelina Christillin, vicepresidente vicario del Comitato organizzatore dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006 racconta cosa ha lasciato per il territorio l’esperienza di vent’anni fa.

Lei è stata vicepresidente vicario del comitato organizzatore di Torino 2006. In quel caso che eredità si è portata dietro la città?

“Sicuramente valida. Perché abbiamo avuto una serie di collegamenti che non c’erano, come il rifacimento completo dell’aeroporto, dell’alta velocità, un’autostrada verso la Francia, quella del Frejus. Poi gli impianti torinesi, sia che si parli di ristrutturazioni come per il Palavela sia per quanto riguarda gli impianti nuovi, come tutta l’area del Lingotto, che era il centro olimpico e soprattutto dove si trovavano i due grandi impianti nuovi. Uno è l’Inalpi Arena, l’altro è l’Oval – pista di pattinaggio olimpica – che oggi ospita Il Salone del Libro e grandi fiere”.

Ma veniamo agli aspetti negativi. Quali sono le “scorie” di Torino 2006?

“La pista da bob di Cesana, che in questo momento è in fase di smantellamento, dopo che non è mai più stata usata dal 2011. Ricordo che è costata all’Italia una quantità enorme di soldi per la manutenzione con la promessa del Coni e delle federazioni internazionali di utilizzarla come centro di allenamenti mai mantenuta. Senza considerare il costo di costruzione che si è attestato a 110 milioni”.

Non è stata però la prima località pensata, qual era l’idea iniziale?

“Nel 1998, quando ero presidente del comitato di candidatura, la prima location individuata per la pista era Bolzano perché aveva una posizione che poteva essere valida. Dopo i primi carotaggi si è scoperto che era presente dell’amianto naturale, per cui l’idea è stata abbandonata. Così, i francesi di La Plagne, che avevano organizzato i giochi del 1992, proposero di utilizzare la loro pista da bob, ma il governo e il Coni dissero ‘no, l’impianto va costruito in Italia’”.

Molte polemiche di Milano-Cortina sono scaturite proprio in merito alla vicenda della pista da bob. Lei cosa pensa rispetto alla scelta di costruirla da zero?

“Dopo la vicenda di 20 anni fa io mi sono permessa, quando interrogata, di dire che sarebbe stato un errore fare la pista a Cortina, anche perché erano state offerte la pista di St. Moritz, vicinissima a Bormio e quella di Igls in Austria, vicinissima a Cortina. Mentre Cesana è stata scartata in partenza, non le so dire perché”.

E rispetto all’affidamento della costruzione e alle condizioni in cui versa?

“Dopo che tre bandi per l’assegnazione erano andati deserti, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha voluto riaprire il bando per la quarta volta. Ha risposto un solo candidato che è la ditta Pizzarotti, che l’ha costruita in tempi record. Ma in realtà è ancora un cantiere, non ci sono le tribune”.

Per quanto riguarda invece il rapporto costi-benefici delle costruzioni da zero cosa ne pensa?

“Quanti sono i praticanti di quello sport? Voglio dire noi siamo felici quando i nostri ragazzi vincono le medaglie, però, ecco, il rapporto costi-benefici di un impianto del genere con tutti gli alberi tagliati, la cabinovia di Socrepes, che è stata fatta a Cortina su un posto franabile e tra l’altro non era pronta per le Olimpiadi. Si sono corsi grandi rischi a detta di tutti gli abitanti”.

Se Roma dovesse davvero candidarsi per il 2040, di cosa avrebbe bisogno?

“Se si vuole fare davvero, c’è bisogno di focalizzarsi sul migliorare la città. È una città che conoscono tutti, che non ha nessun bisogno, come aveva invece Torino di una promozione. Tra l’altro ha dimostrato con l’organizzazione del Giubileo di saper gestire bene grandi eventi. Potrebbe essere un rilancio per la città. In particolare per la realtà delle periferie, dei giovani, di quelli che non hanno neanche le palestre, magari a scuola o che non riescono a praticare sport per la mancanza di impianti sportivi di largo utilizzo per chiunque, non solo per le grandi medaglie e i grandi campioni. È necessario un grande investimento sulla qualità della vita della popolazione, che poi si traduce in sport, sulla salute, sulla medicina e sulla cura”.

Secondo quale criterio oggi vengono assegnate le Olimpiadi?

“Per i prossimi dieci anni le Olimpiadi sono già assegnate senza nemmeno votare. Perché? Perché c’era un solo candidato, appena si è presentato gli hanno detto ‘ok perfetto, tienile tu’. Quindi Roma, prima di imbarcarsi in una candidatura, dovrebbe pensarci bene perché i volumi sono enormi, le dimensioni sono quello che sono e l’impegno è altrettanto”.


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