Paesi partecipanti alla Cop28 di Dubai | foto Ansa

Cop28, discordia su bozzaRiduzione dei combustibili ma senza fretta, si nucleare

Negoziati su testo, slittano conclusioni tolto il "phaseout" alle non rinnovabili

DUBAI – Negoziati in corso e ricerca del consenso sul testo entro il tardo pomeriggio. Nel giorno di chiusura della Cop28 l’accordo sull’eliminazione dei combustibili fossili si preannuncia in salita. Nonostante l’avvio brillante con l’approvazione del fondo loss & damage dopo trent’anni di richieste e battaglie da parte del Sud del mondo.

La bozza finale, proposta nella giornata di ieri dal presidente Al Jaber, non ha convinto e lascia molte perplessità. Nel test il phase-out, ovvero l’eliminazione dei combustibili, è stato sostituito con phase-down (uscita graduale). L’obiettivo dichiarato è triplicare le fonti rinnovabili e ridurre l’utilizzo del carbone. Sul punto il ministro degli esteri Antonio Tajani, al tg5 si è detto fiducioso, dichiarando: “La scelta di triplicare la produzione nucleare è positiva”. 

Altro punto di scontro sono le tempistiche. La finestra temporale considerata per il raggiungimento degli obiettivi non fa riferimento al 2030, decennio cruciale per la scienza, ma soltanto al 2050.

Inoltre, se da una parte il testo finale è ritenuto dal direttore generale di Cop28, Majid Al Suwaidi, “storico”; per l’Europa “è inaccettabile”, ha spiegato il Commissario Ue per il clima Wopke Hoekstra. I Paesi più vulnerabili ritengono che l’accordo sia “una condanna a morte”. Il presidente della Cop28 Sultan Al Jaber ha invece parlato di progressi, ammettendo che “c’è ancora molto da fare”.

Contrari all’eliminazione dei combustibili fossili o quantomeno ad un’uscita immediata  i Paesi dell’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, tra cui Arabia Saudita, l’Iran, gli Emirati Arabi Uniti e, proprio in queste ore, il Brasile.

Al Suwaidi ha riportato – ai 197 Paesi più l’Unione Europea – che la conferenza sta lavorando a una nuova bozza di accordo sulla base delle “linee rosse” espresse da alcuni Paesi sul testo precedente e che ne discuterà “non prima delle 18”. Il clima rovente attorno alla bozza finale porterà inevitabilmente, e del resto come quasi tutte le altre Conferenze delle Nazioni Unite sul clima, a uno slittamento della deadline.

 

Lorenzo Urbani

Laureato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza, sono giornalista pubblicista dal luglio 2020. Da un anno faccio parte del team di telecronisti per la redazione di Gianluca Di Marzio. Appassionato di tutti gli sport con il sogno di raccontare, un giorno, una finale di Champions League.