WASHINGTON – Sono entrati in vigore alle 6 di martedì 24 febbraio i nuovi dazi globali del 10% sulle importazioni annunciati dalla Casa Bianca. Il provvedimento, firmato venerdì dal presidente Donald Trump, introduce una sovrattassa generalizzata destinata a sostituire i precedenti dazi “reciproci” e quelli legati all’emergenza fentanyl, dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema. La nuova imposta non cancella invece i dazi settoriali già esistenti – dal 10% al 50% – applicati a comparti come rame, auto e legname da costruzione, che non erano stati coinvolti nella decisione dei giudici.
Il nuovo assetto dopo lo stop della Corte Suprema
La svolta arriva dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha invalidato gran parte delle tariffe imposte attraverso l’International emergency economic powers act (Ieepa), la legge sull’emergenza economica nazionale. In parallelo all’entrata in vigore del nuovo dazio, la U.S. Customs and Border Protection ha sospeso la riscossione delle tariffe bocciate dai giudici.
Per aggirare lo stop, Trump ha firmato un ordine esecutivo che introduce un’aliquota del 10% su tutte le importazioni. Nelle ore successive aveva annunciato un possibile aumento al 15%, ma allo scoccare della mezzanotte e un minuto del 24 febbraio è entrata formalmente in vigore la soglia del 10%.
Linea dura ma durata limitata
Il presidente ha ribadito la volontà di mantenere una linea intransigente: “I Paesi che dovessero “approfittare” della sentenza della Corte – ha avvertito – rischiano tariffe ancora più pesanti.
L’impianto giuridico scelto questa volta è diverso: la misura si basa sulla Section 122 del Trade Act del 1974, che consente l’introduzione temporanea di dazi per un massimo di 150 giorni. Il termine è fissato alla fine di luglio. Un’eventuale proroga richiederebbe il passaggio al Congresso, dove i democratici hanno già annunciato battaglia. Il leader al Senato, Chuck Schumer, ha assicurato che il partito farà di tutto per bloccarne l’estensione.
Verso nuovi dazi “mirati” per sicurezza nazionale
Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione starebbe lavorando a un nuovo “vestito giuridico” per introdurre tariffe su categorie specifiche di prodotti, ricorrendo alla Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, che consente restrizioni per motivi di sicurezza nazionale.
Nel mirino potrebbero finire batterie di grande formato, componenti in ghisa, tubazioni in plastica, prodotti chimici industriali e apparecchiature per reti elettriche e telecomunicazioni. L’esecutivo starebbe inoltre accelerando su altri comparti strategici come semiconduttori, farmaceutica, droni, robot industriali e polisilicio per pannelli solari.
Le tensioni con l’Unione europea
Dal fronte europeo arrivano segnali di preoccupazione. Il presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha chiesto agli Stati Uniti di confermare in modo chiaro e stabile il rispetto dell’accordo sui dazi Ue-Usa raggiunto in Scozia lo scorso luglio.
Lange ha denunciato un clima di incertezza e imprevedibilità, citando l’aumento dei dazi sui derivati di acciaio e alluminio e l’introduzione di tariffe aggiuntive che si cumulano a quelle già previste dall’intesa. Effetti che, secondo l’eurodeputato, rischiano di penalizzare ulteriormente le esportazioni europee.
Con l’entrata in vigore della nuova tassa globale, si apre dunque una fase di forte instabilità commerciale: la Casa Bianca punta a rafforzare la leva tariffaria, mentre partner e mercati attendono di capire se la stretta resterà temporanea o diventerà strutturale.


