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HomeCronaca Don Fiscer: “I social non perdonano, è lì che l’ego del prete viene a galla”

Don Roberto Fiscer
“I social non perdonano
lì si svela l’ego del prete”

L’intervista al parroco tiktoker

“La gente ha bisogno di presenza reale”

di Antonio Fera12 Febbraio 2026
12 Febbraio 2026

Don Roberto Fiscer | L'utilizzo della foto è stato autorizzato dal diretto interessato

La presenza dei sacerdoti sui social divide: strumento pastorale o esposizione personale? Don Roberto Fiscer, “dj e calciatore” con più di 800 mila follower su TikTok, parroco alla Santissima Annunziata del Chiappeto di Genova, invita a spostare il focus dal mezzo alla maturità di chi lo utilizza. Perché, avverte, “il digitale non crea l’ego, ma lo rende più visibile”: la differenza la fa sempre “il rapporto che un sacerdote ha con Dio e con la propria comunità”.

Don Roberto, che differenza vede tra presenza digitale come strumento pastorale ed esposizione personale?
“La differenza non la fa il digitale, ma la persona. Vale sui social come nella vita reale. Tutto dipende dall’equilibrio interiore e dal motivo per cui si fanno le cose. Se ciò che fai nasce da un rapporto autentico con Dio, allora anche l’esposizione personale non è un problema. Il vero discrimine è il ‘dietro le quinte’: se non c’è una relazione con Dio, allora si cerca sé stessi, ovunque, non solo online”.

I social possono rafforzare la comunità o rischiano di sostituirla?
“Non possono sostituirla: la comunità ha bisogno di presenza reale. Però possono rafforzarla dando visibilità a ciò che già esiste. Molti scoprono attività parrocchiali proprio grazie ai social. È un modo per far conoscere il bene che si fa, non per autocelebrarsi. Ogni tanto è giusto fare un po’ di ‘rumore buono’”.

Quanto è importante avere limiti chiari nell’uso delle piattaforme?
“Il primo limite deve darselo la persona. Non può arrivare da chi non conosce davvero questo mondo. Il vero criterio è capire se stai ancora parlando ai ragazzi, alle persone, ai loro bisogni. Quando non è più così, bisogna cambiare linguaggio, piattaforma o fermarsi. Anche la disciplina personale conta: se i social diventano un servizio, entri ed esci; se diventano consumo di tempo, qualcosa non va”.

La logica dell’algoritmo è compatibile con i tempi lunghi della fede?
“La fede ha tempi lunghi, ma il Vangelo è pieno di incontri decisivi avvenuti in un attimo. Ci sono occasioni che passano una sola volta. Un contenuto digitale può essere proprio quell’occasione. Se sai stare in quel mondo, puoi coglierla. Altrimenti rischi solo di perdere tempo”.

La Chiesa dovrebbe formare i sacerdoti anche sul piano digitale?
“Sì, ma con una formazione concreta. Non servono teorici del web (che cambia continuamente). Servono persone che ci stanno davvero dentro, artigiani del digitale. Come in ogni mestiere, è meglio imparare da chi ci lavora ogni giorno, non solo da chi lo studia sui libri”.

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