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Facebook, troppa visibilità a estremisti e complottisti: ecco come impatta Meta sulle elezioni

di Sofia Landi09 Gennaio 2026
09 Gennaio 2026
Facebook

Un'immagine della piattaforma Facebook | Foto Unsplash

URBINO – Un feed è il flusso continuo e personalizzato di contenuti con cui entrano in contatto gli utenti dei social media, organizzato sulla base dei loro interessi. Ma che cosa accadrebbe se questi flussi premiassero contenuti estremisti e lasciassero indietro la politica ufficiale? Non si tratta di uno scenario molto fantasioso: secondo una ricerca dell’Università di Urbino, l’algoritmo di Facebook punisce la visibilità politica istituzionale e premia gli estremismi antieuropeisti, filorussi e complottisti.

Oltre 2,5 milioni di post analizzati

Lo studio, a firma del professor Fabio Giglietto, ha analizzato oltre 2,5 milioni di post sulla piattaforma, pubblicati tra il 2021 e il 2025, periodo caratterizzato da numerosi e importanti appuntamenti elettorali in tutta Europa e non solo. Nello specifico, esamina gli effetti delle scelte algoritmiche di Meta sulla distribuzione e sulla visibilità dei contenuti politici sulle piattaforme riconducibili a Mark Zuckerberg. E arriva a una conclusione ben specifica: “La soppressione algoritmica – si legge – appare meno efficace proprio contro gli attori che intendeva colpire”, ovvero gli estremisti.

I numeri

La policy di Meta sulla riduzione dei contenuti politici è stata applicata “in modo continuativo durante un ciclo elettorale quasi ininterrotto” dalle politiche del 2022 alle europee del 2024, fino alle elezioni amministrative. Fino al 2023, a fronte di un calo minimo della visibilità per gli account estremisti del 3,6%, i politici istituzionali hanno perso in media circa il 43%. E Il confronto con il 2021 è ancora più netto: i parlamentari perdono il 73,4% della visibilità, mentre gli estremisti crescono del 13,6%.

Nel 2024 le pagine estremiste sono il primo ecosistema informativo

I dati del 2024 appaiono ancora più preoccupanti: pur rappresentando solo 146 account su 904, le pagine controllate dall’ecosistema estremista diventano la prima fonte di informazione su Facebook, superando per visibilità complessiva tutti i parlamentari (49,3 milioni contro 43,6 milioni di visualizzazioni settimanali). Una tendenza che si è riconfermata anche nel 2025.

Chi sono gli “estremisti”

La categoria comprende pagine Facebook italiane e personaggi pubblici caratterizzati principalmente da narrazioni anti-establishment, critiche ai media mainstream e ai personaggi pubblici, e scetticismo nei confronti dei vaccini e delle politiche sanitarie. Account che restituiscono agli utenti un feed carico di controinformazione, con temi dominanti come la sfiducia nelle istituzioni e l’opposizione alle narrazioni percepite come elitarie. Gli account coprono tutto lo spettro politico, con contenuti di destra, estrema destra ed estrema sinistra. 

Le proposte di legge all’esame della Camera

Per affrontare quella che appare come una “deriva inquietante” del web – per dirla come il deputato Pd Andrea Casu – in parlamento è in corso un confronto bipartisan. In particolare, sono in esame due proposte di legge, a prima firma di Marco Furfaro (Pd) e Sara Kelany (FdI), con l’obiettivo di intervenire a livello normativo su questo sistema. Le proposte introducono obblighi di trasparenza e di parità di trattamento nella gestione di notizie e profili di rilevanza sociale e politica cui devono attenersi i proprietari, i gestori e gli intermediari delle piattaforme digitali e delle reti sociali telematiche. Una disciplina che sarebbe applicata alle piattaforme digitali e alle reti sociali telematiche che hanno un numero medio mensile di utenti, anche non attivi, pari o superiore a 150.000 unità, nonché agli intermediari che ci operano.

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