Altro che periferia inaccessibile. Per gli avversari degli Stati Uniti l’Artico è diventato “il punto migliore per mettere pressione a Washington che ha sempre guardato alla regione come a un avamposto destinato a rimanere perennemente ghiacciato”. Riassume così le motivazioni della nuova contesa per l’Artico Federico Petroni, analista geopolitico e consigliere redazionale di Limes, che spiega a Lumsanews le ultime mosse della Casa Bianca nella regione.
Perché la Groenlandia è diventata così centrale per la sicurezza americana nell’Artico?
“Perché a differenza di Mosca e Pechino, in questi anni Washington non ha sviluppato gli strumenti per presidiare la regione mentre i suoi rivali strategici hanno fatto passi avanti individuandola, anche per la sua vicina geografica agli Usa, come un ventre molle e una frontiera non presidiata del Nord America”.
Per rimediare agli errori strategici del passato gli Usa intendono ora annettere l’isola?
“Qui bisogna distinguere le motivazioni degli Stati Uniti dalle motivazioni del presidente Trump. Senza questo elemento personalistico non si capisce assolutamente perché gli Usa vogliano addirittura il controllo della Groenlandia”.
Spieghi questo aspetto
“Sulla base degli accordi (il trattato del 1951 tra Usa e Danimarca ndr.), ma anche della disponibilità di Copenaghen, la Casa Bianca potrebbe già ampliare la propria attuale presenza militare. Oggi gli Usa possono aprire basi e discutere con le autorità danesi un accordo sullo sfruttamento delle risorse minerali varie. Non c’è bisogno di possedere l’isola.”
E allora perché Trump insiste sulla necessità di un controllo americano diretto?
“Qui torna in campo il fattore personalistico. Trump vuole passare alla storia come il presidente che è tornato ad ampliare i confini degli Stati Uniti dopo decenni. La questione della Groenlandia è, in scala ridotta, la traduzione di un approccio che lui ha sempre adottato sulla scena internazionale rendendo manifesti certi atteggiamenti anche imperialisti degli Stati Uniti che prima erano impliciti, coperti dalla reverenza nei confronti delle istituzioni internazionali.”
Un intervento militare americano in Groenlandia è realistico?
È realistico perché Trump ha dimostrato di non poter essere sottovalutato: le sue minacce di usare la forza non sono semplici provocazioni. Se ci pensiamo è l’atteggiamento che ha avuto il presidente venezuelano Nicolas Maduro che non credeva che gli Stati Uniti sarebbero arrivati a prenderlo, invece sappiamo com’è andata. Tuttavia, non ritengo probabile un’operazione militare perché gli Stati Uniti di fatto compierebbero un’aggressione tanto nei confronti dei groenlandesi quanto della Danimarca, un Paese alleato”.
Qual è lo scenario se Washington decide di risolvere la disputa con la forza?
“Una spaccatura netta fra gli Usa e gli alleati della Nato. Anche il Canada potrebbe adottare dei boicottaggi nei confronti degli americani in un modo che indebolirebbe tutti i membri dell’Alleanza.”
In questo modo Washington perderebbe il sostegno degli europei
“A Trump non importa molto degli alleati: li vede come dei subordinati, dei satelliti indisciplinati che vanno sottomessi al volere degli Stati Uniti”.
Alcuni Paesi europei stanno inviando forze militari in Danimarca. Qual è l’obiettivo?
“Evitare un’umiliazione e dimostrare di avere un minimo di solidarietà tra alleati per non perdere un’isola che potrebbe comunque dare diverse materie prime alle nostre economie. La Groenlandia è l’unico territorio vicino all’Unione Europea che sia ricco di risorse.”
L’Italia cosa dovrebbe fare?
“L’Italia non deve inviare un contingente militare in Groenlandia, deve tenersi fuori da questa disputa che non ci riguarda e non definirà la nostra sicurezza nel futuro. La nostra presenza nell’Artico è importante, ma è comunque residuale. ”
Roma ha presentato di recente un documento che delinea la nuova politica artica italiana
“Il documento è un tentativo di dare una cornice securitaria ai nostri interessi nell’Artico. Finora la presenza italiana nella regione è stata gestita dalla diplomazia, ma adesso il governo Meloni sta cercando di portare sotto l’ombrello della Difesa l’interesse italiano nell’Artico che comunque resta legato maggiormente al settore della ricerca scientifica”.


