“Le prime avvisaglie del problema risalgono agli anni Ottanta. Lo attestano dei documenti della provincia di Viterbo, che richiamano a un’attenta valutazione delle attività intorno al lago”. Antonella Litta, referente nazionale Isde, Medici per l’ambiente Italia, spiega a Lumsanews i rischi per la salute umana che derivano dall’inquinamento del Lago di Vico.
Quando ha avuto inizio il processo di degrado e qual è l’attuale stato di salute ecologica del bacino?
“La nostra associazione ha iniziato a monitorare la situazione quindici anni fa, quando la criticità è divenuta manifesta attraverso fioriture algali massive. Queste hanno conferito alla superficie lacustre una colorazione rossastra, dovuta alla presenza del planktothrix rubescens”.
Cosa comporta la sua presenza nelle acque del lago?
“L’attenzione scientifica è alta poiché questo microrganismo produce microcistine tossiche, tra cui la variante microcistina-LR, classificata come cancerogena. L’aspetto più allarmante riguarda la stabilità della molecola: essendo termostabile, non viene neutralizzata dalla bollitura dell’acqua”.
In che modo la proliferazione del Planktothrix rubescens altera l’equilibrio chimico e i livelli di ossigeno del lago?
“Questi cianobatteri si riproducono in modo esponenziale, creando una coltre superficiale che impedisce la penetrazione della luce solare. Questo fenomeno compromette i processi di fotosintesi e, di conseguenza, blocca il naturale ricambio di ossigeno nelle acque profonde”.
L’adozione di fitofarmaci a lento rilascio può rappresentare una soluzione?
“Il lago è in condizioni gravissime. Ipotizzare che tali concimi possano risolvere il problema è un approccio del tutto insufficiente, quasi un palliativo. Dal punto di vista sanitario, la priorità assoluta dovrebbe essere la messa in sicurezza dei cittadini che attingono all’acqua del bacino. La vera soluzione risiede nella transizione verso l’agroecologia”.
Cosa comporta, concretamente, la classificazione “A3” attribuita alle acque del lago?
“I documenti ci dicono che le acque possono essere utilizzate in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altri fonti di approvvigionamento, a condizione che siano sottoposte ad un opportuno trattamento che consenta di rispettare le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano. Ma questo non avviene. Ed è il motivo per il quale continuiamo ad avere ordinanze di non potabilità”.
Un pericolo per la salute dunque…
“Il solo fatto di non avere un’acqua potabile crea delle condizioni di pericolo per la salute. E gli abitanti di Caprarola e Ronciglione sono costretti a utilizzarla per usi domestici, esponendosi ancora una volta a dei rischi sanitari”.
Quale scenario prevede per il futuro della Riserva Naturale?
“Senza interventi, il destino del lago è l’eutrofizzazione totale: si trasformerà in una palude”.
Qual è l’apporto delle multinazionali?
“Grazie alla loro capacità di delocalizzare, possono spostare i propri interessi altrove, qualora un territorio non sia più in grado di garantire le rese desiderate”.


