MILANO – Se le primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Milano si tenessero oggi, il giornalista Mario Calabrese partirebbe nettamente davanti: tra il 48 e il 53% dei consensi, contro il 30-36% del consigliere regionale Pierfrancesco Majorino. Più indietro l’attuale vicesindaca Anna Scavuzzo, data tra l’8 e il 10%. Questa è la fotografia scattata dal Monitor Ixè-Milano di settembre. Dati che arrivano nel giorno in cui è atteso in città Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd e uomo vicino alla segretaria Elly Schlein.
Taruffi a Milano, il centrosinistra cerca la strada
La missione dell’esponente dem nel capoluogo lombardo è quella di tracciare il percorso verso le Comunali del 2027. Taruffi dovrebbe incontrare i vertici milanesi del partito e i possibili candidati: Majorino, Scavuzzo e l’assessore al Municipio I Lorenzo Pacini. Se le agende lo permetteranno, potrebbe esserci anche un confronto separato con Calabresi.
Le primarie non sono però una strada obbligata. A dirlo è il sindaco Giuseppe Sala, che chiede di fare chiarezza soprattutto per chi si sta mettendo a disposizione. “O si mettono d’accordo su un candidato unitario oppure io non vedo altra soluzione che le primarie”, ha spiegato il primo cittadino. Ed è anche su questo che dovrà lavorare Taruffi: capire se c’è ancora spazio per convergere su un solo nome o se sarà necessario passare dai gazebo. Una scelta legata anche alle mosse del centrodestra. Se gli avversari dovessero mettere presto in campo il loro candidato, si chiede Sala, il centrosinistra potrebbe davvero permettersi di aspettare gennaio o febbraio?
Il nodo divide già la coalizione. Azione spinge per evitare la conta e convergere su Calabresi, mentre nel Pd resta sul tavolo l’ipotesi delle primarie. Dal Nazareno, almeno per ora, la linea non cambia: prima il programma, poi i nomi. Ma i tempi cominciano a stringere e la visita di Taruffi servirà anche a capire quale strada imboccare.
Calabresi avanti nei sondaggi
A rompere gli indugi era stato proprio Calabresi, che nei giorni scorsi aveva aperto alla sua candidatura a sindaco: “Io ci sono”. L’ex direttore di Repubblica e La Stampa aveva parlato della necessità di un “cambiamento vero”, insistendo soprattutto sul recupero dello spirito di comunità della città. Adesso il sondaggio gli consegna un primo vantaggio sugli avversari. Majorino resta il più noto tra i milanesi: il 75% degli intervistati dichiara di conoscerlo o di averne almeno sentito parlare. Calabresi segue al 67%, mentre Scavuzzo si ferma al 48%. Sulla fiducia, però, i rapporti si ribaltano: Calabresi arriva al 68%, Majorino al 50% e la vicesindaca al 47%.
Scavuzzo difende l’era Sala, Majorino punta sui temi sociali
Intanto il confronto sui temi si accende. Silvia Sardone, indicata dalla Lega per Palazzo Marino, ha preso spunto dalle parole di Calabresi per attaccare il centrosinistra e i suoi quindici anni alla guida della città. Scavuzzo ha risposto rivendicando il “buon governo” delle amministrazioni Pisapia e Sala e assicurando di sapere quali trasformazioni servono a Milano. Majorino mette invece al centro salari, casa, sanità e diritto allo studio. Il capogruppo dem in Regione chiede una politica “giusta” e “radicale sul piano sociale e sulla crisi climatica”. Se la corsa alle primarie, insomma, deve ancora cominciare ufficialmente, quella politica è già iniziata.
Centrosinistra avanti, ma Milano chiede di cambiare
Nella sfida tra i due schieramenti, secondo gli ultimi sondaggi, il 45% degli intervistati è orientato verso un candidato del centrosinistra, contro il 38% che voterebbe per il centrodestra. Il 16% guarda invece fuori dai due schieramenti. Il quadro cambia quando la domanda diventa chi vincerà: il 38% pensa a un prossimo sindaco di centrodestra, il 36% indica il centrosinistra. A pesare è soprattutto la richiesta di cambiamento. La qualità della vita strappa ancora la sufficienza, con un voto medio di 6,3 su 10, ma due milanesi su tre ritengono che sia peggiorata negli ultimi anni. Il 95% degli intervistati chiede di cambiare qualcosa nel modo in cui Milano viene amministrata. Per il 41% bastano miglioramenti, mentre il 54% chiede “cambiamenti radicali”. Questo è il dato con cui dovrà fare i conti soprattutto il centrosinistra, alla guida di Milano da quindici anni. Il vantaggio nelle intenzioni di voto c’è, ma non basta a cancellare la richiesta di discontinuità.


