L'incontro tra il presidente Usa Joe Biden con la moglie e la figlia di Navalny a San Francisco, 22 febbraio 2024 | Foto Ansa

Navalny, sanzioni Usasu 500 obiettivi russiBiden ha visto la vedova

La madre è riuscita a vedere la salma Il referto: "Morto per cause naturali"

WASHINGTON – Una nuova tranche di sanzioni, la più importante mai decisa finora, su oltre cinquecento obiettivi russi. È la risposta del presidente americano Joe Biden alla  morte di Alexei Navalny. Le misure, che saranno emesse venerdì 23 febbraio dal dipartimento di Stato e del Tesoro, mirano a colpire i dirigenti del carcere dove è morto il dissidente. Non solo. Stando al Wall Street Journal le sanzioni sono comprese in un più ampio pacchetto legato al secondo anniversario del conflitto in Ucraina con l’obiettivo di minare il sostegno della macchina da guerra del presidente russo Vladimir Putin. 

I provvedimenti economici non sono l’unico mezzo attraverso cui Biden ha espresso la sua posizione contro la Russia. Giovedì 22 febbraio, infatti, il capo della Casa Bianca ha incontrato a San Francisco la vedova e la figlia di Navalny, alle quali ha espresso “la sua ammirazione per lo straordinario coraggio” dell’oppositore di Putin, soprattutto per la lotta “contro la corruzione e per una Russia libera e democratica”. Un’eredità, questa, che continuerà a essere tramandata “attraverso le persone in tutto il mondo che piangono la sua perdita”. 

Se è vero che i valori promossi da Navalny non verranno dimenticati, per gli Stati Uniti è però fondamentale che le autorità russe restituiscano il corpo alla madre per consentire, ha spiegato il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale John Kirby, di “commemorare adeguatamente il suo coraggio”. 

Stando a quanto riferito da Kira Yarmysh, portavoce del team dell’oppositore, la madre Lyudmila ha sì avuto la possibilità di vedere la salma del figlio ma senza che le venisse consegnata. Portata da sola nell’obitorio della città artica di Salekhard, i rappresentanti del Comitato investigativo della regione le avrebbero mostrato un referto in cui è attestata la morte per “cause naturali”.

Gli stessi uomini avrebbero poi tentato di convincerla a procedere con un funerale “in segreto”, minacciandola di “fare qualcosa al corpo” di Navalny in caso di rifiuto. Lyudmila, però, non si è arresa e continua a chiedere “la possibilità di dirgli addio”.

Chiara Esposito

Nata a Napoli. Laureata in Archeologia, storia dell'arte e scienze del patrimonio culturale presso l'Università Federico II e in Editoria e Scrittura alla Sapienza. Aspiro a diventare giornalista professionista.