WASHINGTON – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato a Washington con la lista dei desideri. In cima alla letterina destinata all’omologo della Casa Bianca c’è l’annessione della Cisgiordania, per cui il governo di Tel Aviv si è già cominciato a muovere negli ultimi giorni. La Knesset, infatti, ha approvato nuove misure unilaterali che rafforzano notevolmente il suo controllo sul West Bank. La longa manus israeliana potrà estendersi anche sulle zone A e B della Cisgiordania che, secondo gli accordi di Oslo, dovrebbero essere amministrate dall’Autorità nazionale palestinese.
Al centro dei colloqui l’annessione della Cisgiordania
Il progetto che, stando alle parole del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, mira a “impedire la costituzione di uno Stato palestinese” è stato respinto dal presidente Donald Trump. “Abbiamo già abbastanza cose a cui pensare. Non abbiamo bisogno di occuparci della Cisgiordania”, ha tagliato corto il tycoon in un’intervista con Axios. Della stessa opinione anche i governi di Londra, Madrid e Berlino. Ancora più dura la posizione dell’Unione Europea che in una nota ricorda al governo Netanyahu “i rischi derivanti dal iniziative finalizzate all’annessione unilaterale di parti della Cisgiordania”. I vertici Onu, invece, fanno parlare i fatti: il segretario generale Antonio Guterres non incontrerà Bibi a New York. A dirlo è stato proprio il suo portavoce, aggiungendo però l’augurio che i “negoziati diretti tra Usa e Iran portino a una diminuzione visibile delle tensioni che abbiamo visto nella regione”.
La questione iraniana
Ed è proprio la caduta del regime di Khamenei il secondo punto sulla lista dei desideri di Netanyahu. Il leader del Likud ha già incontrato gli scudieri di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, che lo hanno aggiornato sui negoziati di Muscat. Secondo la Cnn, Netanyahu si sarebbe presentato a Washington per discutere con il presidente Trump di possibili opzioni militari contro Teheran. Il governo di Tel Aviv, infatti, starebbe preparando piani di emergenza nel caso in cui i colloqui tra Usa e Iran dovessero fallire. Stando a quanto rivelato da fonti vicine a Netanyahu, Israele resta scettico sull’esito dei negoziati avviati venerdì scorso in Oman”. Proprio per questo Bibi intende fare pressione sul suo partner strategico per mantenere la piena libertà di azione militare del suo Paese anche nell’ambito di un eventuale accordo.
Teheran pronta a offrire “garanzie” sul nucleare
Mentre continua il Risiko americano in Medio Oriente, l’Iran tenta il tutto per tutto per evitare un attacco. Nonostante il presidente Masoud Pezeshkian abbia fatto la voce grossa affermando che lo Stato “non si piegherà all’ingiustizia e alla coercizione”, il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, cerca di seppellire l’ascia di guerra. In un’intervista a Russia Today, ha detto che “l’Iran è pronto a offrire garanzie sul fatto che non perseguirà l’uso di armi nucleari”. In cambio, i mullah chiedono che sia garantito loro “il diritto alla tecnologia nucleare pacifica per la produzione di elettricità”.
Il nodo dei missili balistici
Rimane da chiarire, però, il nodo dei missili balistici. Netanyahu, infatti, ha chiesto che in un eventuale accordo sia inserita anche una “limitazione” alle capacità offensive iraniane oiltre che “la cessazione del sostegno e del finanziamento al terrorismo da parte dell’asse del male”. Una richiesta che lo stesso Khamenei ha definito “non negoziabile nell’ambito dei colloqui tra Iran e Stati Uniti”. Insomma la questione iraniana sembra tutt’altro che conclusa, bisognerà vedere se gli Stati Uniti preferiranno evitare lo scontro armato con l’Iran o indispettire uno dei loro principali alleati strategici: Israele.


