Nove anni dalla morte
di Gabriele Sandri
ucciso da un proiettile

Il padre: “Io credo che il tifoso ormai
venga considerato poco o niente”

Nove anni. Oggi è l’11 novembre e per tutti i tifosi laziali e i tifosi in generale non può essere un giorno come un altro. 11 novembre 2007 fu ucciso Gabriele Sandri, ragazzo di soli 26 anni colpito da un colpo di pistola sparato nei pressi dello svincolo autostradale di Arezzo, nell’area di sosta di Badia al Pino est, dall’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella.

Una tragedia che avvenne lontana dagli stadi ma che scatenò una guerriglia ultras molto violenta in tutta Italia. La ricostruzione dell’omicidio fu lunga e difficile da interpretare. Da una parte i tifosi laziali, dei quali faceva parte Gabriele, e alcuni fan juventini, a bordo di due auto. Entrambi i tifosi stavano andando a seguire le partite delle proprie squadre ma qualche insulto e spintone scatenano l’inizio di una lite seguita di una rissa.

L’incidente richiama l’attenzione di due pattuglie della Polstrada, che si trovavano sul piazzale dello stesso autogrill ma dall’altra parte della carreggiata a oltre 50 metri di distanza. Gli agenti chiamati per un altro servizio sentono rumori e grida e decidono di intervenire.

La rissa continua e, a questo punto, uno degli agenti decise di sparare un colpo in aria per “attirare l’attenzione”. Un secondo proiettile però venne sparato ad altezza uomo, quello che colpirà Gabriele Sandri al collo, seduto sul sedile posteriore della macchina.

L’auto nel frattempo parte e gli amici a bordo si accorgono che Gabriele sta male, fermandosi al casello successivo. Arriva la volante e l’ambulanza che cerca di rianimare il giovane senza riuscirci: Gabriele muore, il corpo senza vita resterà a lungo sdraiato sul sedile dell’auto.

In tutta Italia e in Europa furono tantissime le manifestazioni di affetto e solidarietà nei confronti della famiglia. Il padre di Gabriele dichiarò che le istituzioni inizialmente cercarono di nascondere quanto successo, facendo passare Gabriele per quello che non era, difendendo l’agente Spaccarotella come una vittima.

Aggiunge inoltre che oggi il tifoso venga considerato poco o niente. Non si vuole più il tifo allo stadio soprattutto per allontanare la gente dagli stati perchè porta problemi e spese per la sicurezza. Muore il tifo e la passione per la propria squadra.

Nancy Calarco

Nasce a Bologna nel 1993. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, laureandosi in Consulente del lavoro e delle relazioni aziendali. Ha studiato inglese a Toronto ottenendo il certificato linguistico IELTS. Ha svolto l’Erasmus Placement a Londra lavorando per una società di consulenza. Appassionata di libri, viaggi e fotografia, estremamente critica e curiosa.