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HomeEsteri Pastori (Ispi): “La competizione mondiale si gioca su economia e difesa”

“Ambito economico e militare
sono ormai inscindibili
nella competizione mondiale”

Pastori (Ispi) su nuovi assetti mondiali

“Bisogna cambiare le regole del gioco”

di Greta Giglio07 Settembre 2026
07 Settembre 2026

Gianluca Pastori, ricercatore e docente dell’Ispi e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Gianluca Pastori, ricercatore e docente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si occupa di storia delle relazioni internazionali e delle istituzioni militari. A Lumsanews spiega come gli assetti internazionali sono cambiati a causa dell’affermazione di nuovi equilibri.

La competizione tra i Paesi si è spostata dal piano economico a quello militare?
“La dimensione militare è sempre stata presente nella competizione internazionale, adesso è solo diventata più visibile. Mentre negli anni 2000 si pensava che l’economia fosse centrale nel processo di integrazione internazionale, oggi il mito della globalizzazione è crollato. Non significa però che la rivalità economica sia scomparsa”.

Come si è trasformata?
“Oggi parliamo di una competizione multilivello, multidimensionale e integrata: accedere alle terre rare, ad esempio, vuol dire avere la possibilità di sviluppare tecnologie militari. Il che, a sua volta, rende un Paese capace di ottenere condizioni favorevoli. In quest’ottica ambito economico e militare sono inscindibili”.

La competizione militare fa parte del gioco diplomatico tra Paesi?
“La preparazione militare è stata riscoperta negli ultimi anni: noi ci stupiamo di quanto i bilanci militari stiano crescendo, ma si stanno compensando le lacune degli anni precedenti. Certo, alcuni elementi come i kit di guerra per i civili promossi da Gran Bretagna e Unione europea rientrano, io credo, più nella propaganda che nella realtà dei fatti”.

E non c’è la possibilità che si traducano in fatti?
“Se la domanda è se andiamo incontro a una guerra su larga scala, la risposta è molto chiaramente no. Proliferano però le guerre localizzate come durante Guerra fredda, con i distinguo del caso. Consideriamo tutto il sistema della guerra ibrida, uno scenario totalmente nuovo e all’interno del quale si sfogano tante tensioni”. 

La guerra ibrida sembra meno grave perché non provoca morti o distruzioni fisiche. Non si rischia di sottovalutarla? 
“Assolutamente sì. La sottovalutiamo perché non c’è l’effetto “body bag” – del soldato o del cittadino morto. Ma pensiamo banalmente a quello che potrebbe significare un attacco informatico contro una rete energetica o contro una grande rete di trasporti di un Paese. Si rischierebbero perdite materiali e persino umane”.

Questo rischio è aumentato con l’allontanamento degli Usa dall’Europa?
“Ora in ballo c’è la possibilità di cambiare le regole del gioco, come sembra voler fare la Russia. Gli Stati Uniti di Trump guardano a questo Paese come a un interlocutore importante, una grande potenza con cui gestire gli altri pezzi del sistema internazionale. Secondo lo statuto Nato le guerre non servono, sono illegali e illegittime e non si possono acquisire territorio attraverso una guerra. Se Putin ce la facesse affermerebbe il principio che non è più così”. 

Legittimare una conquista militare significherebbe renderla replicabile.
“Esattamente, ed è per questo che bisogna scardinare le regole vecchie e imporne di nuove. Non si può farlo con una via formale, basti vedere come lo statuto dell’ONU non viene rispettato. Per determinare certi cambiamenti serve la prassi”.

Quindi bisogna percorrere la via delle armi?
“Solo ricordando che le armi servono sempre a una soluzione che sia diplomatica. Non dimentichiamo mai che in politica internazionale si parla di strumento militare da usare per fini dettati in ultima analisi dalla politica. Il problema è definire una politica unitaria, cosa che l’Unione Europea ha difficoltà molto forti a fare. Spesso le politiche comuni europee sono compromessi a ribasso che tiene insieme gli interessi dei diversi Paesi”.

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