Fulvio Paglialunga

"Quando traspare qualcosadagli spogliatoi della Juve c'è sempre una motivazione"

Il giornalista Fulvio Paglialunga: "Pesa la situazione psicologica"

I bianconeri scivolano in classifica e mettono a rischio anche la zona Champions. Dopo il pareggio con il Genoa, la Juventus si è rivelata una squadra nervosa e poco incline a dare battaglia. Una situazione che mette in dubbio anche il futuro dell’ allenatore Massimiliano Allegri nella squadra. A Lumsanews Fulvio Paglialunga, giornalista sportivo e autore televisivo, ha spiegato cosa si cela dietro questo momento di incertezza.

Sette punti in otto gare: la Juve sta vivendo un momento non in linea con le aspettative. Quali sono i rischi e le motivazioni dietro questa situazione?

“Di sicuro pesa la situazione psicologica. La Juventus in questo momento non è una squadra che gioca per vincere. Ha faticato a tenere il passo dell’Inter, anche perché per farlo bisogna avere una forza e una forma mentale consistente, che la Juve non ha avuto. In parte perché viene da anni difficili – soprattutto l’ultimo –  inoltre non ha mai avuto un gioco convivente per cui potesse sembrare che la posizione in classica fosse corrispondente alla qualità del gioco che stava producendo”. 

Era dalla stagione 2010/11 che la squadra torinese non segnava così poco. Al di là del gioco portato avanti dalla squadra, c’è il  rischio che non riesca a qualificarsi per la prossima Champions?

“Questo è difficile dirlo perché è una squadra che ha delle grosse individualità e potrebbe anche succedere che una di esse si risvegli. Di sicuro c’è che il clima che vedo è quello di un team nervosissimo, e l’espulsione di Dusan Vlahovic, ieri, ne è un esempio. Sembra che tutti i giocatori che sono lì per fare la differenza non riescano a farla e si sentono sminuiti. Il rischio è che le individualità si siano fermate però può essere anche un fattore capace di fare la differenza , basta poco per sbloccare la mente di un calciatore.”

Una realtà che si evince anche dal nervosismo di Allegri. L’allenatore è a rischio? riuscirà a restare sino alla fine della stagione?

“Secondo me la sua posizione non è in pericolo, anche solo per una questione puramente economica. Allegri ha un contratto molto oneroso e la Juventus in questo momento non è nelle condizioni di poter esonerare un allenatore e prenderne un altro. Inoltre questo significherebbe sconfessare adesso un progetto e una stagione che sta portando alla squadra quello che doveva. È vero anche quello che la Juve poteva ottenere in più non lo otterrà e questo anche perché credo che Allegri abbia dato da un punto di vista umano, tecnico e professionale tutto quello che poteva dare e adesso sta tirando fuori il lato peggiore del suo carattere, come abbiamo visto ieri nei confronti del collega”.

Il ritiro era stato visto anche come un’occasione per ritrovare una coesione nella squadra. La tensione e le parole di Allegri riflettono però un team che non è più unito come si raccontava.

“Quando le cose non vanno bene è più difficile essere coesi. Per essere uniti anche nelle difficoltà c’è bisogno di un allenatore che abbia meno la sindrome d’accerchiamento. O che l’abbia soltanto per difendere la squadre. Mi sembra invece che Allegri sia nervoso solo con se stesso. Noi poi ovviamente non sappiamo cosa succede negli spogliatoi della squadra, che storicamente sono tra i più impenetrabili. è evidente che o la situazione è insostenibile o c’è la volontà di far trasparire questo clima”.

 

Beatrice D'Ascenzi

Nata a Roma, mi laureo prima al Dams in Cinema, Televisione e Nuovi media e successivamente mi specializzo in Informazione Editoria e Giornalismo presso l’Università Roma Tre. Amo il cinema, la storia latino-americana e il giornalismo radiofonico, che spero riesca a placare la mia costante necessità di parlare. Di me dicono che sembro uscita da un romanzo di Gabriel García Márquez.