FIRENZE – “Virzì disonora la mia famiglia”. A puntare il dito contro il regista Paolo Virzì è l’erede di una nobile famiglia fiorentina, che porta in tribunale la pellicola “Cinque secondi”. L’accusa è legata al ritratto di uno dei personaggi del film, Matilde Guelfi Camaiani, che per l’aristocratico avrebbe una caricatura disonorevole della sua antenata, la contessa Guelfi Camaiani.
La trama di “Cinque secondi”
Nella pellicola il protagonista, interpretato da Valerio Mastandrea, è in realtà Adriano Sereni, custode dell’ormai decaduta Villa Guelfi che si trova a scontrarsi con un gruppo di ragazzi, capitanati da Matilde Guelfi, per come gestire l’area verde ormai abbandonata nella zona. Secondo l’erede della contessa Guelfi, il personaggio di Matilde accosta la sua casata alla decadenza nobiliare nonché ai problemi finanziari e legati alla droga che non sono congrui alla storia della sua famiglia. Inoltre secondo il nobile fiorentino, nessuno del film ha mai chiesto l’autorizzazione per usare il nome di sua zia.
La decisione del tribunale
La giudice Carolina Dini, della prima sezione civile del Tribunale di Firenze, dà però ragione ai produttori e respinge la richiesta avanzata dall’erede: “Cinque secondi è presentato chiaramente come un’opera di finzione”. Lo attesta anche il disclaimer nei titoli di coda: “Ogni riferimento a persone o eventi reali è puramente casuale”. Nelle prossime settimane il tribunale valuterà nel dettaglio le accuse del nipote della contessa Camaiani per un eventuale risarcimento danni.
Le richieste dell’erede Guelfi
Nonostante la decisione della giudice Dini faccia propendere per una sentenza a favore della produzione, il caso non si può dire ancora chiuso. Specie per l’erede fiorentino che vuole bloccare la distribuzione del film, già nelle sale dall’autunno del 2025.


