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HomePolitica “Immigrazione, Green Deal, cultura woke”. Le minacce all’Europa secondo Vannacci (che smentisce Salvini sulla leva)

"Chi minaccia l'Ue non è Trump
ma chi promuove il Green Deal
e predica per i porti aperti"

Roberto Vannacci (Lega)

"Serve nuovo servizio per la patria"

di Iris Venuto & Sofia Silveri10 Dicembre 2025
10 Dicembre 2025

Roberto Vannacci | Foto Ansa

ROMA – Più che degli attacchi di Trump, l’Europa dovrebbe preoccuparsi di una serie di minacce che intaccano la buona salute: flussi migratori, cultura woke, Green Deal e cattiva gestione del conflitto ucraino. È la posizione del vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, che a Lumsanews illustra la linea del partito anche in merito al dibattito politico sul riarmo europeo e sul sostegno militare a Kiev. 

Qual è la posizione del partito sul nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina?

“Condivido quello che ha detto Romeo oggi: aspettare perché la situazione non è chiarificata. Quindi visto che sono in atto delle trattative, che mi auguro sortiscano una soluzione pacifica del conflitto, aspettiamo. Come Unione europea dovremmo contribuire alla soluzione pacifica invece di ostacolarla”. 

Il ddl riarmo potrebbe spaccare la maggioranza?

“Mi baso sul progresso. Se in maniera progressiva non ha causato spaccature, mi auguro che non le causi in futuro. Spero che si prenda una decisione razionale”. 

Sulla posizione di Donald Trump rispetto all’Ue cosa pensa?

“Ritengo che Trump sia un patriota e che quindi faccia gli interessi del proprio Paese. Però ha anche degli alleati e l’Europa per molti aspetti è un’alleata degli Stati Uniti. Perché non è un competitor, né da un punto di vista militare, né da un punto di vista economico, né da un punto di vista del soft power. Il grande competitor statunitense di oggi è la Cina. Quindi Trump ha tutto l’interesse a avere un’Europa che condivida gli stessi principi e gli stessi valori”.

Cosa pensa delle sue ultime dichiarazioni in merito?

“Non vuole distruggere l’Europa, ma vuole un continente che comunque possa sostenere un certo principio di Occidente insieme agli Usa. Possiamo paragonarlo a un medico. Semplicemente ha fatto una diagnosi della malattia che affligge il continente. Dal canto suo l’Europa se l’è presa col medico dicendo ‘come ti permetti tu a dire che io sono affetto da dei problemi?’. Secondo me ha detto cose vere. Dall’immigrazione di massa che sta minando la coesione europea, all’islamizzazione che la distruggerà e che se una continente non ha la propria identità, si autodistruggerà”. 

Quali crede che siano le vere minacce per l’Europa?

“Secondo me chi vuole distruggere l’Europa sono altre entità, quelle che predicano per i porti aperti, per l’immigrazione continua, vedasi una certa fazione politica, sono quelli che continuano a promuovere il Green Deal, che ha distrutto l’economia europea e ha desertificato la manifattura del vecchio continente. Sono quelli che continuano a sostenere la woke culture, la cancel culture e la cancellazione di qualsiasi identità che ci contraddistingue come europei”.

A proposito di immigrazione, di recente Bruxelles ha approvato la stretta sui rimpatri, cosa ne pensa?

“È un primo passettino millimetrico in avanti. Piccolissimo perché noi vorremmo arrivare a bloccare l’immigrazione clandestina. Stiamo continuando a tollerare un’immigrazione per definizione illegale. Non sembra irrazionale totalmente? Noi la dovremmo bloccare e poi dovremmo fare in modo che chiunque è entrato illegalmente nei nostri confini torni nel paese da cui è venuto. E non è una cosa inumana. Pensiamo all’articolo 13 della Carta universale dei diritti dell’uomo: afferma che ogni persona ha il diritto di andare via dalla propria nazione, però non dice che poi il vicino lo deve accogliere. Quindi ogni persona ha il diritto di andare via, ma poi ha il diritto di ritornare nella propria terra. Facendo rientrare nel proprio paese chi è arrivato in Italia illegalmente, non facciamo altro che promuovere uno dei principi fondamentali della Carta Universale dei diritti dell’uomo”.

Di recente il ministro Guido Crosetto ha affermato che c’è bisogno di più forze armate. Lei cosa pensa della reintroduzione della leva obbligatoria?

“Affrontiamo il problema pragmaticamente. Oggi come oggi non sarebbe possibile perché una chiamata di leva coinvolgerebbe più o meno 600mila giovani. E non ci sono più le caserme, non ci sono i civili, non ci sono le gavette, non ci sono i materassi, non ci sono le navi, quindi non è possibile ripensarla come era pensata a 30 anni fa”.

Ci potrebbe essere un’alternativa?

“Sì, si può pensare a un servizio per la patria, che abbia anche una funzione sociale. Quello che consentiva la leva era il fatto che si partiva da adolescenti e si tornava uomini. Inoltre, oggi si potrebbe pensare anche a una soluzione aperta per entrambi i sessi”.

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