MILANO – Profondo rosso per le borse europee nella prima giornata di contrattazioni dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la conseguente escalation in tutto il Medio Oriente. I continui bombardamenti stanno mettendo a rischio la tenuta dell’economia globale e pesano sulle catene di approvvigionamento di energia. Parallelamente, l’interruzione dei trasporti aerei sta pesando sulle compagnie del settore.
Banche ko a Milano, acquisti su difesa e oil
In questo contesto, Piazza Affari si muove in netto ribasso e cede l’1,82%, come gli altri listini del Vecchio Continente. Scivolano i listini dei titoli industriali e delle banche, con Stellantis che cede il 4,57% e Mediobanca il 3,25%, mentre guadagnano terreno quelli della difesa e petroliferi: Leonardo guadagna il 4,51% e Eni il 2,46%. Chiusura in calo anche per le borse asiatiche, con l’indice Nikkei che ha chiuso in ribasso dell’1,35%. Rimbalza, invece, il prezzo dell’oro – barometro dell’incertezza globale – che passa di mano a 5386 dollari l’oncia, in aumento del 2%. Non solo. Molte compagnie aeree hanno sospeso le tratte verso le città del Golfo, con 19mila voli ritardati e oltre 2600 cancellati. La decisione sta spaventando gli investitori, con Lufthansa e Air France che stanno cedendo rispettivamente il 6,5% e il 9%
Il nodo dello stretto di Hormuz
La guerra sta costringendo le petroliere a evitare il passaggio nello stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del greggio mondiale, mettendo le ali al prezzo del petrolio, nonostante la decisione dell’Opec di aumentarne la produzione. Il Brent corre verso gli 80 dollari al barile, in aumento dell’8% rispetto a venerdì scorso. Anche il gas naturale sta risentendo dell’escalation nella regione, con un aumento del 20% a 38 euro al megawattora. Aumenti che peseranno sul prezzo della benzina e sulle bollette, con alcuni analisti che scommettono sul prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile se le ostilità dovessero continuare.


